DISLESSIA: DIFENDERE I NOSTRI FIGLI A SCUOLA

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In questa fase, ancora alquanto incerta per quanto riguarda la situazione scolastica dei dislessici, un forte ruolo lo possono e lo devono giocare i genitori; d’ altra parte, chi meglio di loro può capirne i problemi e le sofferenze e può quindi esercitare una forte e convinta difesa?
L’atteggiamento più proficuo resta senz’altro quello improntato alla collaborazione con il mondo della scuola. Ciò nonostante, si riscontrano, talvolta situazioni di impreparazione dei singoli docenti e/o istituti; in tali occasioni i genitori possono chiedere all’AID di mettere a disposizione la propria collaborazione fornendo pacchetti formativi e/o consulenze.
Non possono però essere accettate situazioni di indisponibilità dei docenti e/o degli istituti, anche quando si usa come alibi la cosiddetta “libertà di insegnamento”; infatti tale libertà, garantita dalla Costituzione, ha il solo scopo di consentire ai docenti di scegliere liberamente il metodo didattico migliore per assicurare il successo scolastico ai propri allievi, non certo di usare l’unico metodo conosciuto, anche se non funziona.
La scuola, ricordiamolo, ha lo scopo di assicurare, oltre che le pari opportunità educative, anche il successo formativo.
Di fronte all’alunno dislessico di cui sia stata depositata una regolare diagnosi (che noi preferiamo chiamare “segnalazione diagnostica” per non confonderla con la certificazione di handicap) esiste l’obbligo dei docenti di personalizzare il percorso utilizzando se, quando e come necessario, gli strumenti compensativi e dispensativi previsti dalle note citate; ciò è ancor più necessario in caso di insuccesso scolastico con i metodi tradizionali.
Se questo non accade, cosa fare?
Innanzi tutto occorre esperire tutti i possibili tentativi di dialogo, in particolare coinvolgendo i dirigenti scolastici; qualora questo tentativo si riveli infruttuoso, si consiglia di inviare un preciso, dettagliato e documentato esposto (evitando sempre giudizi sulle persone) al MIUR e, per conoscenza all’AID, chiedendo esplicitamente una ispezione.
È chiaro che, in questi casi, è necessaria la consapevolezza di aver aperto in conflitto con la scuola per cui il bambino/ragazzo potrebbe risentire di una serie di conseguenze negative.
Purtroppo, al momento, altre forme di difesa sono difficilmente praticabili.

Claudia Cappa

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