La parola che danza: la poesia
Se il racconto è la parola che cammina, la poesia è la parola che danza. Come la danza, la sedia a dondolo, l’altalena, la voce che parla in poesia ci culla e ci incanta. Perché in lei c’è il tamburo nascosto del ritmo del corpo, del respiro e del cuore, che dà il tempo ai versi e alle rime. Chi ascolta risponde non solo con la mente che comprende, ma con un piacere più segreto e scuro, piacere del corpo che sente un tamburo nascosto e risponde col suo.
Questo piacere misterioso gli uomini lo conoscono dalla notte dei tempi, e le cose davvero speciali son dette in poesia. In rima e versi sono gli scongiuri, le preghiere e gli inni, le prime antichissime storie: la storia di Gilgamesh, re di Uruk dei Sumeri, la più antica che sia arrivata fino a noi; i grandi poemi Veda degli indiani, gli innumerabili piccoli Tanka giapponesi, l’Odissea dei nostri mari. Il poeta narratore è come uno sciamano che muove a ritmo i sonagli delle parole: e le storie che dobbiamo sapere ci restano impresse.
Rime di culla e fiabe: la narrazione femminile
Le cose davvero speciali son dette in poesia. Questo è vero per l’intera umanità, e per ogni singolo uomo che nasce. I primi poeti del mondo sono donne. Le madri della specie umana, non appena mettono al mondo una creatura, cominciano a parlarle in rima e versi per dire le cose importanti: tu devi dormire, devi mangiare, devi star bene, devi imparare. Ognuna di queste grandi imprese ha le sue filastrocche, un po’ imparate e un po’ inventate. Il neonato non capisce le parole, ma sente il tamburo nascosto, e quello gli basta: per dormire, mangiare, ridere, imparare a parlare.
Non appena ha imparato a parlare, ecco le fiabe. Queste non sono dette in versi e rime, perché le rime irrigidiscono il racconto e non lasciano il gusto di dirlo con parole proprie. Non hanno un tamburo nascosto, ma la voce di chi le sa raccontare, se proprio non danza, di sicuro cammina danzando: si ferma, sospira, accelera, sussurra e grida, si fa profonda per fare i re, fina per le fanciulle, untuosa per i consiglieri…
E gli ascoltatori, bambini o grandi che siano, per un’ora ‘cancellano’ il mondo: intorno a loro, infatti, può esserci una casetta o una reggia, un tucul africano, un tepee pellerossa, un igloo eschimese…
Perché le fiabe sono uccelli migratori, che viaggiano cambiando di poco per i continenti.