ANCORA SULL’HOMESCHOOLING

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Qualche altra notizia interessente sull’homeschooling la troviamo su Genitori Crescono:

Nei Paesi anglosassoni la tradizione dell’home schooling ha uno spazio più vasto ed infatti i maggiori siti di riferimento, pensati per aggregare chi compie questa esperienza, sono principalmente in lingua inglese e rivolti ai metodi scolastici anglosassoni.
Le scuole paterne non sono necessariamente rivolte ad un solo studente, nell’ambito della sua famiglia. Si ricorre a questo istituto giuridico anche per l’istruzione di piccoli gruppi di bambini, curati dai propri genitori che si riuniscono in gruppi e provvedono personalmente o dando incarico a persone qualificate all’insegnamento di diverse materie. Spesso c’è dietro una forte connotazione ideologica o di appartenenza (per esempio famiglie che condividono ideali religiosi). Chi le vive, comunque, le presenta come esperienze interessanti e molto formative.
Ma quali sono i motivi per intraprendere un percorso formativo di “scuola familiare”?
Come dicevo ci può essere il desiderio di dare un’impronta fortemente caratterizzata da un’ideologia all’istruzione dei propri figli.
Alcune associazioni che si interessano di dislessia, la presentano come un’alternativa da valutare per l’istruzione di bambini dislessici, in modo che possano realmente seguire dei percorsi formativi molto personali ed adatti: certo, in questo caso più che ad un genitore il bambino dovrà essere affidato a degli esperti, quanto meno in affiancamento, con costi che non sono alla portata di tutti.
Una scelta del genere può interessare anche piccole comunità che risiedono in luoghi territorialmente disagiati e che non rientrano nel diritto di avere una scuola pubblica: per esempio paesi molto piccoli, con pochi bambini residenti, i cui genitori possono decidere di organizzarsi per evitare lunghi e scomodi spostamenti mattutini.
Può essere un’alternativa per un bambino che risiederà in una determinata Nazione solo per pochi anni, sapendo poi che dovrà reinserirsi in un sistema scolastico diverso, del quale si vuole mantenere la lingua e l’impostazione.
Insomma, i motivi possono essere molti, ma altrettanti i problemi: la scuola è importante oltre che per l’istruzione, per la socializzazione e per la crescita come individui sociali dei bambini. Nel portare avanti un’esperienza del genere ci vuole un’organizzazione ferrea, un impegno deciso nello stabilire i tempi dello studio e della vita familiare e ci vuole senza dubbio una motivazione forte e seria.
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3 thoughts on “ANCORA SULL’HOMESCHOOLING

  1. Pingback: A SCUOLA DA SYBILLE | Rossella Grenci

  2. Mi occupo di homeschooling da due anni. Come presano gli americani, che questo termine lo hanno clonato, esistono molti modi di fare homeschooling. Si può scegliere di tenere i figli a casa del tutto o di mandarli ugualmente a scuola ma di insegnare a casa quello che la scuola per vari modivi non insegna più. Quest’ultima soluzione, definita “homeschooling part-time”, è sicuramente molto diffusa nel nostro paese, pur senza la necessità di usare questo termine. L’ho riscontrato personalmente lanciando un appello tramite il blog la Scuola in Soffitta (http://scuolainsoffitta.wordpress.com), ne è nato un gruppo numero di mamme (Schoolmommies) che sono protagoniste molto attive nelle scelte educative dei figli. Un esempio: la media education, ossia dare la possibilità ai bambini di avere esperienze positive e formative con la tecnologia. Il programmi nelle scuole (dove ci sono ancora!) sono fermi a decenni fa, ma questi bambini sono i “nativi digitali” la nuova generazione che è nata in mezzo alla tecnologia. Sul blog abbiamo lanciato un progetto per apprendere degli strumenti (comunicazione con immagini e testi) e delle nozioni didattiche (per questo progetto la geografia dell’Italia), utilizzando un pinguino che sta girando l’Italia dandoci notizie di ciò che vede. Credo che esperienze di homeschooling se ne possano fare molte e siano una grande occasione per avvicinare genitori e figli con un legame importante.

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