L’EDUCAZIONE LENTA

2 Responses

  1. Lucia Collerone scrive:

    Oltre alle constatazioni comportamentali sulla buona condizione di salute dei bimbi del Secret Garden o delle ottime performance scolastiche dei Finlandesi le Neuroscienze aggiungono la conoscenza che il processo di apprendimento richiede spesso una “rifunzionalizzazione” di aree cerebrali, che vengono usate per scopi come la visione degli oggetti, o dei visi e poi, sono “riciclate” ( S. Dehaene, I neuroni della lettura, 2007) per riconoscere le lettere, o aree dei colori usate per il riconoscimento dei simboli numerici. Riciclare un’area cerebrale è un lavoro lento, paziente di rinforzo del nuovo uso della struttura che richiede un apporto continuo e sistematico di informazioni provenienti dai vari sensi.
    Imparare significa creare nuove connessioni cerebrali e continuare ad usarle perchè diventino stabili, centro di collegamento con altre informazioni e quindi, indispensabili per il funzionamento di molte abilità, ritenute necessarie e funzionali e per questo non soggette alla cancellazione sinaptica.
    Imparare a leggere e scrivere ad esempio è un lavoraccio per il cervello richiede tempo, lentezza, senza contare poi che bisogna avere cura che ciò che si impara sia corretto altrimenti gli effetti a cascata di abilità più semplici su quelle complesse ne comprometteranno l’efficacia. Ad esempio se non so bene distinguere la lettura di e /a non riuscirò a riconoscere le regole morfologiche del plurale e di conseguenza la mia comprensione di ciò che leggo sarà più faticosa.
    Sposo appieno la posizione di Carl Honoré.

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