Nuove riflessioni su come la scuola italiana, purtroppo, sia molto lontana da un discorso di didattica inclusiva. Mi sta capitando di assistere a casi in cui i ragazzi non hanno un Disturbo Specifico di Apprendimento ma un Disturbo Aspecifico. Di cosa si tratta? I disturbi Aspecifici sono ancora più diffusi di quelli Specifici (10-16%) e si chiamano così perchè sottendono un’anomalia dei processi cognitivi quali
Cosa significa in termini pratici? Spesso sono ragazzi che non rientrano nella legge 104 perchè non c’è una disabilità accertata, nè rientrano nella legge 170 sulla dislessia e i DSA. Si potrebbe pensare: ma qual è il problema? Ero convinta che la scuola, i professori, i presidi, una volta che si era spiegato loro la diagnosi avrebbero sicuramente previsto per questi ragazzi degli aiuti come quelli descritti dalla legge 170 e che, a mio parere, sono stati solo esplicitati da questa legge (PDP con strumenti compensativi e dispensativi), ma dovrebbero essere messi in pratica comunque qualora un ragazzo abbia delle difficoltà di apprendimento di cui non si conosca l’origine o che rientri in quadri limite, detti tecnicamente “borderline”.
E invece no: scudo da parte delle scuole. Non è un disabile, non è un dislessico… allora non è niente. Le sue difficoltà se le tiene, non può avere nessun aiuto!
E’ così che funziona? Lo chiedo soprattutto agli insegnanti che mi leggono… possibile che sia così? La legge italiana non garantisce l’istruzione a tutti, compreso a quelli che non rientrano in una diagnosi definita dalle due leggi? Sono tutti ragazzi “lazzaroni” e svogliati, figli di famiglie il cui unico interesse è far prendere un titolo di studio al figlio?
La situazione è davvero allarmante, spero che qualcuno mi aiuti a fare chiarezza. Grazie!


no, i bambini non sono lazzaroni, ma talvolta sono lazzarone le famiglie che non vogliono prendersi cura del problema che sta a monte, continuando a far vivere il bambino in un mondo “disfatto” come l’ha chiamato il mio alunno. Non bastano tutte le strategie dispensative e compensative o una didattica inclusiva o quel che si vuole a compensare la sofferenza di un bambino lasciato nel suo “brodo” da servizi sociali che non funziono e che pensano di aver risolto i problemi del bambino con una segnalazione che gli renderà più facile il percorso didattico, ma non l’esistenza!
Centrata in pieno la mia situazione: quinta el. ragazzino disprattico con relative difficoltà di grafia ecc…compiuto un percorso con una splendida logopedista da 6 anni che lo porta ad un recupero tale per cui oggi si pensa non avrà necessità di certificazione, tuttavia alcune difficoltà, lentezze e problematiche psicologiche sussistono: le maestre attuali hanno assecondato il suo percorso, ma alle media, senza una certificazione non troverà comprensione e si troverà ad essere uno dei tanti studenti con scarse capacità o poca voglia di studiare? Lui che e molto intelligente e sensibile? Ti ringrazio per i tuoi articoli sempre utili e che tanto capiscono i orblemi nostri e dei nostri figli
Grazie a te Mariagrazia per averci raccontato di voi!
Anche io vorrei che qualcuno facesse chiarezza su questi argomenti. Vorrei che qualcuno mi dicesse perché la didattica è lasciata alle teorie dell’insegnante di turno e non si basa sulle conoscenze scientifiche. Perché serve una diagnosi per essere messi (non sempre) nelle condizioni di imparare?
L’insegnante di mia figlia, dopo aver avuto la diagnosi si è giustificato dicendo, io prima non potevo far altro che pretendere da lei le stesse cose che chiedevo agli altri, ora con la diagnosi è diverso. Questo è veramente disarmante.
Hai ragione, è disarmante e poco professionale. Io spero che i nuovi insegnanti saranno diversi!
e io con mia figlia con borderline che fin ora nessuno voleva dar peso alle sue difficoltà, ora con la diagnosi cosa mi posso aspettare della scuola??? fin ora dicevano che erano obbligati a trattarla come gli altri anzi mettendola sempre in difficoltà perche secondo loro era svogliata e pigra. grazie per l’attenzione.
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