Come sospettavo, l’articolo Addio al corsivo? pubblicato qualche giorno fa ha suscitato molto “rumore” sulla pagina Facebook di “Le Aquile sono nate per volare”.

In particolare ci sono due persone che hanno sostenute le due tesi differenti: Corsivo sì (M. Paola Casali) e Corsivo no (Lucia Maria Collerone).

Il problema di cui si sono fatti carico alcuni pediatri italiani era sorto dopo l’allarme lanciato nei mesi scorsi da un gruppo di studiosi americani.

Un fenomeno evidente in tutto il mondo. “Quando chiedo in aula di alzare la mano a chi scrive abitualmente in corsivo – spiega Jimmy Bryant, docente della Central Arkansas University – nessuno studente, ormai da anni, risponde e a malapena sanno leggerlo”.
Invece, secondo Sandy Schefkind, terapista pediatrica dell’ospedale di Bethesda, “imparare a scrivere in corsivo aiuta i bambini a perfezionare le loro capacità motorie. La chiave è la destrezza, la fluidità, la capacità di dosare la pressione della penna sul foglio”.
Non solo. Il corsivo, da sempre, “è stata una fonte di arte e il passaggio allo stampatello – aggiunge il pediatra dottor Ugazio – significa una perdita di creatività”.

Ok, scrivere in corsivo è un’arte, ma siamo sicuri che debba essere insegnata obbligatoriamente a tutti?

Inoltre, nonostante M. Paola Casali e il metodo Brain Gym indichino la calligrafia come utile nei dislessici, è un dato di fatto che i bambini disgrafici preferiscano scrivere in stampato maiuscolo.

E, come dice invece l’amica Collerone: forse è il caso che provassimo a non fare come Socrate, l’arte non si esprime con la grafia perchè essa è uno strumento e come ogni altro strumento culturale non può che essere soggetto ai cambiamenti, si dismette, si modifica, si adatta.

Mi chiedo: perchè una decisione così drastica e non lasciare un’opportunità?

Attendiamo di sapere, ma soprattutto attendiamo studi scientifici seri che supportino le scelte didattiche.  Se ti è piaciuto l’articolo puoi seguirmi anche sulla pagina Facebook di Le aquile sono nate per volare.

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3 commenti su “CORSIVO CONTRO STAMPATO”

  • gli studi scientifici, anzi neuroscientifici ci sono e diciamo che questo il mio lavoro da dottoranda di ricerca. Il punto è spostare l’attenzione da ciò che sociologicamente potrebbe succedere a quello che cognitivamente e neurobiologicamente funziona, nel senso che facilita l’apprendimento di una data abilità.
    Quello che l’uso di uno strumento comporta come conseguenza sta nella scelta dell’uomo e nel modo in cui intende usarlo. In teoria e pratica ogni strumento può portare nocumento ( anche l’amore materno).
    Quello che per me è importante è il suo valore cognitivo, la sua fondatezza neurobiologica e i risvolti nella didattica che comporta, cioè quell’area della ricerca nelle neuroscienze cognitive che si chiama Educazione Neuroscientifica.
    Le scelte didattiche e metodologiche e le conseguenze di politica scolastica determinano anche dei cambiamenti sociali nel determinare o meno una classe di cittadini capaci di apprendere e di utilizzare ciò che apprendono per risolvere problemi nella vita personale, professionale e sociale che sono chiamati a vivere.

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