Era da un pò che non si assisteva alla solita diatriba tra “dislessia esiste” e “dislessia non esite”. Questa volta, però, lo “specialista” di turno afferma che la dislessia è sovrastimata. Mah, ho pensato, chissà come fa a dirlo! E giù tutta una serie di colpe da dare, ora alla scuola, ora alla famiglia… come potete leggere qui.

Meno male che a tali affermazioni, che tendono a creare confusione e allarmismo nelle famiglie, ha risposto il Professor Stella, fondatore dell’Associazione Italiana Dislessia, con la concretezza e la competenza che lo contraddistingue da sempre.

Sto parlando dell’articolo uscito ieri sul Corriere della Sera che potete leggere qui. Ai dati che riporta Stella aggiungo che, anche nella mia regione, la Basilicata, l’Ufficio Scolastico Regionale ha stimato il fenomeno, a seconda delle diagnosi pervenute alle scuole nel 2010, inferiore all’1 per cento, quindi molto più basso di quello che si prevede debba essere (3-4%).

Stella fa delle affermazioni che condivido in pieno e scrive: 

“un fenomeno viene accettato solo se è piccolo, invisibile, così non dà fastidio. Storicamente è sempre stato così con le minoranze e con i diversi. E in effetti è lo stesso argomento che si usa con gli extracomunitari: vanno bene e ci servono se sono pochi e non si vedono. Se diventano troppi, ci costringono a cambiare le nostre abitudini e questo ci disturba.

Se i dislessici diventano troppi allora la scuola è costretta a cambiare, magari a introdurre i computer per tutti o ad aggiornare la didattica, o a ripensare ai criteri di valutazione. Come si da dire dire che sono troppi? Quali dati si portano? Magari ne suggerisco qualcuno: l’ufficio scolastico regionale dell’Emilia Romagna nel 2009 ha svolto una ricerca alla quale hanno partecipato il 51% delle scuole pubbliche e paritarie di ogni ordine e grado della regione. In totale i dislessici diagnosticati sono 4452, che corrisponde allo 1,47% della popolazione scolastica della stessa regione. Questi sono numeri certi e corrispondono un terzo circa di quelli citati come percentuale attesa. Dove sono tutte queste diagnosi? Forse dà fastidio e manda in confusione la domanda diffusa di tante famiglie che non riesce a ricevere risposte dai servizi impreparati ad affrontare il problema sia in termini numerici che clinici.”

Mai abbassare la guardia, c’è bisogno di continuare a diffondere una cultura sulla dislessia basata su evidenze scientifiche e tanta buona pratica!Se ti è piaciuto l’articolo puoi seguirmi anche sulla pagina Facebook di Le aquile sono nate per volare.

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4 commenti su “DISLESSIA: SIAMO SICURI DI CONOSCERLA DAVVERO?”

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