E’ da qualche giorno che stavo riflettendo e cercavo il tempo per scrivere questo articolo ed oggi ho finalmente deciso di mettervi mano. Un altro “tiro mancino” a scapito dei dislessici, dei bimbi dislessici. La cosa triste è che questa ferita è stata inferta da un professionista, psicologo e psicoterapeuta. Non è la prima volta se ricordate (leggete qui), ma io non ci faccio ancora “il callo”.

Per onor del vero la notizia di questo articolo a cui faccio riferimento me l’ha passata una mamma che mi ha scritto indignata sul blog, preoccupata del fatto che un’articolo così, su un giornale come Famiglia Cristiana, potesse essere fuorviante. Cosa ha scritto?

“… a me e mio marito, genitori di 3 figli dislessici ha profondamente indignato ed addolorato. L’articolo del n 9 di FC ha come titolo: “QUANDO NON E’ DISLESSIA ma indolenza certificata”, di Osvaldo Poli. Siamo sconcertati, vista la diffusione e la credibiltà di questo settimanale, della ulteriore disinformazione che l’articolo contribuirà ad alimentare, con noncuranza della sofferenza di migliaia di famiglie e ragazzi dislessici.”

Andiamo all’articolo in questione (pagg 118-119 del 3 marzo) che comincia così:

Il buonsenso la indicava come “poca voglia di studiare” E’ una spiegazione che ora non ha più corso, scomparsa. Troppo ingenua, quasi superficiale rispetto alla spiegazione che si rifà al disagio, a qualche oscura sofferenza che non permette al figlio di ottenere risultati proporzionali alla sua evidente intelligenza.

Qual è il quadro? Una famiglia che attende la diagnosi degli specialisti, una busta che si apre. Cosa c’è che non và in loro figlio? A loro sembra scarsa volontà, ma hanno deciso di affidarsi agli specialisti.

Il verdetto è: “deficit attentivo e lieve dislessia. Il ragazzo esplode in eslamazioni incontrollate di giubili, come quando la Juve segna un gol. Evvai, sì, è felice. I genitori rimangono perplessi e non sanno che pensare. Non ci sarebbe alcuna ragione di rallegrarsi di un deficit, così a loro parrebbe.”

Non vi riporto l’articolo per intero, ma secondo il dottor Poli la “malattia” scagionerebbe il bambino da ogni responsabilità, anche dall’impegno negli esercizi specifici, tanto ci sono le “misure dispensative”…

Poi parla di “rifiuto dell’impegno” nella vita come un lato di immaturità…

E la frase finale in grassetto: “La fatica e la rinuncia vengono negate. Ignorando che esse rappresentano il prezzo della soddisfazione.”

Ed ecco quello che penso: una beffa ai danni dei dislessici e delle loro famiglie. Lo posso dire forte e chi mi conosce lo sa: sono una mamma e una mamma di due ragazzi meravigliosi e dislessici. Sono una professionista impegnata a valutare e, insieme ai colleghi psicologi, diagnosticare la dislessia.

I genitori giungono spesso con una domanda. Perchè? Forse è pigro, forse non gli piace la scuola, forse…. Nessuno vorrebbe sentirsi dire di essere dislessico, nemmeno un bambino. Un bambino che fa i salti di gioia alla prima diagnosi forse ha qualche atro disagio che indagherei, e questo lo dico al dottore che è psicologo. O forse è un modo per mascherare tutto ciò che c’è dietro questa parola sconosciuta.

E mi chiedo ancora: cosa ne sa un bambino, in prima battutta, degli strumenti compensativi, che vengono prima delle misure dispensative che il dottore cita?

La fatica di accettare la diagnosi e il suo seguente percorso riabilitativo non è cosa da poco, soprattutto in questa Italia dove ci sono lunghissime liste di attesa e dove, a causa dei problemi economici di molte famiglie, è diventato un optional anche portare i figli in terapia.

Accomunare un disturbo certificato alle problematiche che hanno molti i ragazzi al giorno d’oggi, non mi pare giusto, soprattutto se lo si scrive su un giornale accreditato e se si fa credere che quella di cui si parla sia diventata quasi una “routine”.

I ragazzi dislessici fanno tanta fatica a scuola, spesso piangono lacrime e sangue. E’ normale che, col tempo e con la loro sviluppata intelligenza, cerchino di trovare delle tattiche per fare meno fatica, per non soccombere.

Vedo tanta rigidità in certi approcci di professionisti come il dottore dell’articolo.

Nessuna empatia nei confronti di bambini che hanno bisogno di essere compresi invece che giudicati.

Mi fermo qui ma aspetto le vostre riflessioni che, spero, condividerete con me per poterle far giungere alla redazione di Famiglia Cristiana.

Vi chiedo, perciò, di commentare nel blog, sotto l’articolo, e non nella pagina Facebook. Grazie 🙂

AGGIORNAMENTO DEL 13 MARZO

Ho scritto a Famiglia Cristiana:

Spett.le direzione e redazione di Famiglia Cristiana, so di non essere la prima a scrivervi in merito all’articolo del dottor Poli pubblicato sul numero 9 di quest’anno.

Purtroppo non posso fare altro che sottolineare che l’articolo suddetto è stato inopportuno oltre che offensivo, nei confronti di tutti, e dico tutti, i bambini dislessici e le loro famiglie.

Quello che appare è che scrivere in tal modo sia poco professionale, confondendo psicologia con morale, disagio vero con disagio percepito, a discapito di chi il problema lo vive sulla propria pelle tutti i giorni. Scrivo come mamma di due ragazzi dislessici, ancor prima che come professionista che si occupa di dislessia da quasi 20 anni, e autrice di diversi libri sul tema in questione.

Il titolo del breve articolo non lascia spazio a giustificazioni, come ha voluto far credere il dottor Poli, che si stia parlando di un caso “isolato” . Ancor più grave se si pensa che la legge 170 del 2010 è stata un percorso durato 10 anni, fortemente voluto dalle famiglie e dall’Ass. Italiana Dislessia (AID). Percorso doloroso e difficile che, a distanza di due anni, trova ancora impreparate le scuole e alcuni “specialisti”. Non basta, infatti, essere psicologi, neuropsichiatri infantili, logopedisti per lavorare a pieno titolo nel campo. E’ per questo che, a livello scientifico, un gruppo di lavoro formato da diversi professionisti, in questi anni ha stabilito delle linee guida per tutelare che il percorso diagnostico sia corretto e replicabile (Consensus Conference).

Troppe notizie fuorvianti continuano a girare in rete da parte di chi vuole far passare idee che sono più simili a “filosofia”, credenze, mascherate dietro la parvenza di scientificità.

Ecco perchè l’articolo appare davvero privo di chiarezza, basi scientifiche e conoscenza diretta del problema, oltre che privo di empatia verso una realtà sfaccettata e complessa.

Invio il link dell’articolo che ho scritto sul mio blog, con i commenti di chi, fino ad oggi è intervenuto.

Sperando che il vostro giornale sia pronto ad approfondire con un articolo chiaro e compelto di tutte le informazioni del caso.

Grazie per l’attenzioneSe ti è piaciuto l’articolo puoi seguirmi anche sulla pagina Facebook di Le aquile sono nate per volare.

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25 commenti su “LA DISLESSIA NON E’ “INDOLENZA CERTIFICATA”!”

  • Io come te, cerco di ” sorvolare ” sulle continue ed estenuanti stupide affermazioni.
    Le ” diagnosi facili ” non mi turbano più perché, parlano per noi le percentuali, gli studi fatti da professionisti, le famiglie attente che se ne fanno carico, ecc. le chiacchiere distruttive sono solo segno di totale ignoranza.
    grazie

  • La fatica è quotidiana! Cosa da’ tanto fastidio a questo signore? I miei figli non si sono mai sentiti autorizzati a non studiare, anzi! L’unica cosa che non sono mai riusciti a memorizzare sono le tabelline ed i nomi in sequenza come quelli delle province o delle capitali. Per il resto hanno sempre studiato con grande serietà. La mappa concettuale è la loro coperta di Linus, serve da protezione. Le mappe di mio figlio erano distribuite a tutta la classe e questo non ha mai salvato chi non aveva studiato. Ma come si fa’ a scrivere un articolo del genere? Sovvengono solo parolacce….

  • Questo e’ il risultato dell’aver permesso la medicalizzazione della dislessia a discapito della comprensione del “vivere dislessico” a discapito della gioia di essere normalmente speciali, di avere fantasia a vagoni, creativita’ a gogo… e intelligenza spesso sopra la media… i Signori Terapisti e Docenti vedono solo il deficit, la difficolta’… esseri tristi… che forse sono frustrati dal fatto di essere esclusi da quel mondo magico che e’ acceswsibile solo a noi e per tutta la vita… loro sono fuori e godono nel vederci arrancare suna sequenza o su un dato numerico… ma noi… noi… esistiamo e non siamo malati non abbiamo deficit… basta lasciare i nostri piccoli colleghi in mano a questa gente che giudica senza amore, forse considerandolo un deficit…

  • Nel mio lavoro di insegnante non ho ancora incontrato un bambino esultante dopo essersi sentito diagnosticare la dislessia, semmai l’ho visto rilassarsi perché finalmente riusciva a capire cosa gli stesse succedendo.
    Ho visto una bimba di prima prendersela con il quaderno e piangere con rabbia perché non riusciva a scrivere come i compagni e lottare, determinata a riuscirci; ne ho visti altri trascorrere ore e ore a cercare di imparare la lezione per il giorno dopo, passare in casa i sabati e le domeniche chini sui libri mentre i coetanei uscivano a divertirsi e i genitori al loro fianco ad aiutarli e sostenerli. Ne ho incontrati altri rifiutare le misure compensative perché volevano provare da soli.
    Ho trovato professori convinti di poter “guarire” la dislessia assegnando più compiti ed esercizi. Ho visto rifiutare il correttore ortografico per non offrire un “vantaggio” rispetto ai compagni, e potrei continuare a lungo.
    Quanta “ignoranza”, eppure basterebbe frequentare un po’ più le classi per comprendere come stanno le cose ed essere un po’ empatici nei confronti degli altri.

  • Non ho parole!!! Allora tutti quei medici universitari che fanno le diagnosi cosa ci stanno a fare?? Oltre che indignare chi ogni giorno combatte con i loro figli contro questa condizione, e nonostante tutti gli sforzi i risultati sono così deludenti… Anche la professionalità di specialisti viene messa in discussione. Ho idea che chi afferma una cosa del genere non abbia mai avuto a che fare con un bambino dislessico!!!! La differenza si vede eccome parlo da genitore di 4 figli di cui la piu piccola dislessica!!!!

  • La frase che piu’ mi ha colpito è stata” …una tale diagnosi dovrebbe preoccupare invece che rendere felici se non per il fatto che la “malattia” costituisce un alibi perfetto che lo scagiona da ogni responsabilità” . Non so chi si sia trovato di fronte il Dottor Poli ma quello che so è che la “malattia” quando diagnosticata non ci rende sicuramente felici…questo quando non si sa cosa sia la dislessia e che risvolti di doti eccezionali essa rappresenta! I nostri figli non hanno bisogno di alcun alibi perfetto. Ci tengono ad essere apprezzati e si impegnano al massimo trovando OGNI GIORNO strategie compensative che permetta loro di continuare la Scuola con SERENITA’. Sono intelligenti e determinati e soprattutto (con o senza virgolette) non sono “malati”!
    Giuliana

  • Non bastano titoli di “psicologo, psicoterapeuta” per pensare di poter scrivere tutto di tutti con saccenza e presunzione, questo articolo prova solo, quanta poca professionalità dilaga pubblicamente……Mi stupisce maggiormente, che un giornale come FC abbia potuto pubblicare un’articolo del genere!
    Anche io come te Rossella, non farò mai il callo’!!!!

  • Evidentemente se si parla di disimpegno e di de-responsabilizzazione non si conoscono affatto i ragazzi dislessici… non c’è niente di più impegnativo per un bambino che seguire la scuola, i compiti e contemporaneamente fare logopedia e magari psicomotricità diverse ore la settimana con tutti gli esercizi di rinforso. Per questi ragazzi ci sono anni e anni di grande fatica per cercare di superare, stabilizzare, le loro difficoltà e sempre con grande frustrazione perchè impegnandosi il doppio o il triplo di altri spesso raggiungono solo la metà dei risultati. La scelta degli strumenti compensativi e dispensativi nell’ambito scolastico è stata una scelta del legislatore in quanto con un approccio diverso di insegnamento questi ragazzi potrebbero imparare lo stesso, ma è troppo difficile cambiare la scuola e quindi si è preferito “compensare” con gli strumenti… Certo magari c’è sempre qualcuno che preferirebbe evitare anche l’uso questi, nell’incapacità di comprendere e/o informarsi sul disturbo e nella fatica di dover amalgamare personalità e modi di imparare dei ragazzi diversi: si fa prima ad ignorare il problema e bollare il tutto come svogliatezza degli alunni (ah… com’era bello prima quando se uno non imparava era perchè era stupidotto o svogliato!). Come mamma auspico che davvero la scuola possa rivedere il suo metodo d’isegnamento in modo che possa essere alla portata di tutti, ma finchè non è possibile ben vengano gli strumenti compensativi che permettono di imparare anche a chi è dislessico. Qualche giorno fa una maestra di mio figlio, sapendo che lo portavamo a fare una valutazione logopedica per la nuova certificazione ha detto a mio marito che forse il bambino è un po troppo coinvolto in questo problema, se non sapesse magari cercherebbe di fare meglio…. peccato che non lo ha detto a me, gli avrei risposto se per caso ad un bambino miope avrebbe suggerito di non mettere gli occhiali così forse ci avrebbe visto meglio lo stesso e gli avrei raccontato di quando sforzandosi oltre ogni suo limite non riusciva e sbatteva la testa al muro perchè si sentiva stupido. Ma alla fine se il senso della scuola è la cultura perchè si confonde sempre il mezzo con il fine? L’importante è imparare e non come si impara… eppure ancor oggi c’è chi ritiene essenziale più il mezzo che il fine… meglio far impazzire questi ragazzi con i metodi classici anche se per lo sforzo non imparano nulla che usare altri metodi non tradizionale che gli permettono d’imparare. Una mia curiosità: ma che scrive questi articoli ha mai vissuto in prima persona la dislessia? Io scommetterei per il no.

    • E’ la prima domanda che mi sono fatta anche io. Vorrei capire che tipo di esperienza ha questo professionista con i DSA.

  • Mio figlio di 13 anni dislessico
    è già grande xché ha avuto a che fare con persone che la pensano
    come il giornalista,é Rocco che potrà insegnare a questa persona
    i disagi,che ha dovuto affrontare con i suoi coetanei con la scuola
    con un padre che non accetta il flglio……
    questa persona mi fa un po pena il giornalista!
    mio figlio lo ammiro,non condanna nessuno è attento a chi è in difficolta
    Vorrei che mio figlio condividesse il suo mondo
    con un coetaneo dislessico …
    questo è utile

  • E’ scandaloso! Non è la prima né l’ultima delle esternazioni del “professionista” di cui si riferisce nell’articolo…Le sue affermazioni spesso rientrano nell’ambito delle opinioni, ma bisognerebbe fare molta attenzione a non spacciarle come se fossero il parere di un esperto, perchè nei fatti non lo sono…Non mi risulta infatti che il succitato abbia delle competenze in fatto di DSA, dunque dovrebbe evitare di esprimere giudizi in ambiti professionali diversi dal suo, e ricordare che i “Tuttologi” trovano posto molto più facilmente nei talk show anzicché nelle pagine dedicate….

  • A parte i complimenti per il blog e il lavoro che svolge, desidererei inserire nel mio blog – che la invito a visitare – il banner di “pinocchio”, ho provato a copiare i codici in una finestra java script ma non succede nulla. Per favore mi può indicare come posso fare?.
    grazie
    sinforosa castoro

  • Come sempre quando leggo articoli di questo tenore mi mancano le parole per esprimere quello che penso. Inviterei il dottore in questione a passare un fine settimana a fare i compiti con la mia bambina, a vedere la fatica, ad assistere allo “spettacolo” di un cervello che si spegne come un interruttore tanta è l’energia mentale che deve usare e che rapidamente si esaurisce.
    E che vergogna che tale articolo compaia in una rivista che dovrebbe essere più sensibile.

  • Mi scuso con tutti se appaio ripetitiva….Ho riletto oggi più volte l’articolo in questione, sforzandomi oltre ogni dubbio di essere intellettualmente onesta e scevra da pregiudizi.Il risultato è stato questo : la decisione di scrivere di nuovo in questo spazio,nella speranza che quanto pensiamo sia fatto presente alla redazione di Famiglia Cristiana. L’attenta rilettura mi ha portato a interrogarmi su come sia possibile che un professionista accreditato si arroghi il diritto di esporre un esempio (che sottintende come significativo?) di come il buon senso sia una guida migliore che non una diagnosi specialistica. In breve: i genitori con il loro buon senso intuiscono di più rispetto agli specialisti neuropsicologi in DSA , dunque il loro sospetto ha più valore di una preparazione professionale che si suppone accurata e, SOPRATTUTTO, caratterizzata nello specifico da standard e linee guida!Tutto sulla base di un sospetto innescato da una reazione di un ragazzo di cui non si precisa l’età. Come medico e come madre di una persona DSA sono profondamente INDIGNATA!
    Sono stata io ad accorgermi da alcuni segnali caratteristici che mia figlia non era svogliata ma affetta da DSA, proprio perchè alcuni”conti” non “tornavano” ; ho dovuto lottare contro una mentalità bigotta e farisea che preferisce nascondersi il problema piuttosto che affrontarlo; ancora stiamo lottando, senza contare i danni psicologici provocati dalla pretesa degli”ignoranti” in materia di saperne di più degli altri. Vorrei dire che, prima di pubblicare certi articoli intellettualmente tendenziosi, bisognerebbe controllare e informarsi. Forse si potrebbe chiedere alla rivista di dare visibilità al problema e a tutti i DSA con un articolo dedicato, per fare ammenda dello”svarione”…

  • La fatica e la rinuncia vengono negate?
    Ma questo dottore qui è psicologo?
    Beh, non c’è che dire, evidentemente un altro eminente esempio di come si possa far male una professione.
    Che un dislessico non faccia fatica è una cosa che sono un completo ignorante in materia potrebbe pensare, nemmeno dire, solo pensare.
    Sono mamma di tre ragazzi di cui solo uno, il secondo, dislessico.
    Che sia quello che rinuncia alla fatica, dei tre, mi sembra una barzelletta!
    Certo che fa fatica.
    Fa fatica ad imparare, fa fatica a stare attento in classe, fa fatica a fare un sacco di cose.
    Ma ottiene anche dei buoni, addirittura ottimi voti (è in seconda media).
    Fa fatica ad accettare il suo “deficit” che non riesce proprio a definire una caratteristica del suo essere, ma un vero e proprio deficit.
    Fa fatica ad apprezzarsi, nonostante la sua intelligenza che ha dei tratti di genialità, nonostante la sua simpatia e i complimenti che spesso riceve su quanto è gentile, sensibile, ecc.
    Fa fatica sempre, altro che fatica negata.
    Diteglielo a quello pseudo psicologo: forse è bene che perda più tempo ad imparare il suo lavoro, e meno a scrivere idiozie sui giornali.
    Monica

    • la penso come monica mia figlia fa fatica sempre e non si accetta… solo chi ha davanti un bambino o un ragazzo dislessico può capire…

  • Ho letto l’articolo pubblicato da Famiglia Cristiana, e, avendo una ragazzina quattordicenne D.S.A. ,la cosa mi ha offesa ed irritata. Per cui mi sono sentita in dovere di replicare quanto affermato, scrivendo alla redazione. Credo dovremmo farlo tutti, perchè è ora di finirla con certe prese di posizione dettate dall’ignoranza e dalla superficialità.
    Per scrivere al direttore di Famiglia Cristiana
    direzionefc@stpauls.it
    Per scrivere alla redazione di FamigliaCristiana, proporre suggerimenti o segnalazioni.
    famigliacristiana@stpauls.it

  • Cara Rossella,
    come te ho scritto a Famiglia Cristiana e di seguito riporto la risposta del dott. Poli e poi la mia ulteriore e la sua ultima risposta (ti informo che ho anche scritto all’AID sezione di Roma). Ritengo che sia necessario scrivere con forza la sua indignazione per il danno che può avere un articolo del genere.

    Gentile Direttore Famiglia Cristiana,

    ho letto con stupore l’articolo avente il titolo di cui all’oggetto, scritto dal dott. Poli e da voi pubblicato.

    ribadisco il mio stupore poiché ormai da diversi anni “combatto” con un’ignoranza quasi assoluta rispetto ai Disturbi Specifici dell’Apprendimento, che ha una delle mie figlie adolescenti (l’altra ha eseguito i test e non ha DSA – a dispetto della tesi del dott. Poli che parla di un sollievo dei genitori che attendono una conferma di DSA !!! mostrando poca conoscienza delle difficoltà che ciò comporta oltre che dei costi impliciti connessi per fornire ai propri figli i necessari strumenti – costi che si dettraggono dal budget familiare senza alcuna assistenza da parte dello Stato).

    tutti i giorni madri come me ci confrontiamo con il mondo della scuola e con i nostri figli per cercare di migliorare l’apprendimento dei ragazzi, spesso incontrando ilqualunqismo di chi non ha specifiche competenze nel settore.
    leggere quest’articolo in una rivista che autorevolmente cerca di evidenziare disparità di trattamento esistenti in tutto il mondo (come la povertà, la condizione della donna ecc..) è stato per me (e non soltanto per me in considerazione delle osservazioni che ho letto su facebook al riguardo) assolutamente preoccupante e fuorviante – soprattutto nelle mani di chi cerca di dichiarare “nulle” diagnosi aventi valori di Legge nella Repubblica Italiana come quelle che riguardano i Disturbi Specifici dell’Apprendimento.
    Altrettanto sorprendente che rispetto a quanto dichiarato dallo psciologo di cui trattasi, non vi sono altri pareri magari da parte di chi è specializzato in questi disturbi – essendo la psicologia una materia molto vasta.
    Da madre, cattolica e giornalista rimango basita e mi auspico di poter leggere articoli in materia diversi, completi, fondati e con la citazione delle fonti scientifiche su cui si fondano in futuro .

    Per informazione allego link con una replica fatta da un docente che è molto attenta a questi disturbi che ripeto hanno riconoscimento scientifico internazionale da parte di specialisti della materia e riconoscimento legale.

    http://crizu.blogspot.it/2013/03/risposta-allarticolo-quando-non-e.html?spref=bl

    Distinti Saluti

    Tiziana MurgiaRoma
    ricevuto in data 11 marzo 2013

    Gentile lettrice , ritengo il suo sdegno del tutto ingiustificato .
    La mia riflessione era finalizzata a comprendere come mai alcuni figli gioiscano alla diagnosi invece che preoccuparsene ( come lei stessa ritiene debba essere ) . I fatti riportati rispecchiano molti racconti di vita VERA che ricevo quotidianamente, a cui va dato un senso .
    Non sono entrato nel merito delle validità della diagnosi DSA né ho inteso metterla in dubbio , volevo solo stigmatizzare un atteggiamento che va al di là della stessa . Peraltro si intuisce la riprovazione per il fatto che il ragazzo non esegua le indicazioni ricevute.
    Il racconto è incentrato sulla “reazione anomala” del figlio , intendendo spiegarla e stigmatizzarla . La riflessione era sulle dinamiche di personalità a cui inerisce la diagnosi , non sulla stessa .
    Essa è riportata solamente un caso specifico di un atteggiamento più generale del figlio , e mi permetto di sottolineare che questo è evidente dal tenore di tutto il racconto . Era l’equivalente del ragazzo che gioisce alla diagnosi di bronchite acuta , pensando al fatto che non dovrà andare a scuola . Se ne deve dedurre che la bronchite non esiste ?
    Questo e non altro . Spiacciono le sue considerazioni che non rispecchiano minimamente la mia posizione .
    Cordialmente

    Osvaldo Poli

    • Ms Tiziana Murgia
    A
    • OSVALDO POLI

    Inviato in data 11marzo 2013

    Gentile dottore,
    nel ringraziarLa della Sua pronta risposta, non posso esimermi nel sottolineare che anche il mio è un racconto di vita VERA quotidiana.
    ogni giorno, insieme a mia figlia che frequenta il Liceo mi trovo costretta a spiegare a TUTTI cosa sono i DSA e che mia figlia non è distratta e “senza voglia di studiare” (nel caso specifico tutt’altro!) ma semplicemente ha un altro modo di apprendere. Di contro, mia figlia, la quale ha pianto quando abbiamo avuto la diagnosi, per tanto tempo se ne è vergognata e usava gli strumenti in classe vergognandosene…mentre avrebbe dovuto avere il necessario supporto della scuola.
    Un articolo come il Suo , letto da chi non conosce i DSA (o non li vuole conoscere) crea confusione e giustifica l’atteggiamento “sospettoso” tipico di chi non è un tecnico e vede messa in discussione una modalità d’insegnamento non adatto ai ragazzi con DSA.
    Basta navigare in rete e leggere le difficoltà che abbiamo in tante/i (mamme, papà e figli e anche qualche docente) a tutti i livelli scolastici e in tutte le regioni per il semplice fatto di avere DSA.
    Il suo racconto andrebbe affiancato con i nostri numerosi racconti di difficoltà e posso dire qualche volta sofferenza profonda per la frustrazione che sentiamo quotidianamente.

    La ringrazio e porgo cordiali saluti,
    Tiziana Murgia
    Roma

    Ricevuto in data 11 marzo 2013
    Da
    • OSVALDO POLI
    A
    • ‘Ms Tiziana Murgia’
    Vede , il fatto che sua figlia abbia pianto, non è un dettaglio , anzi costituisce l’elemento decisivo per la diagnosi differenziale .
    Questo per il rispetto del dolore e della fatica di chi ha relmente delle difficoltà e ha diritto di essere capito .

    Cordialmente

    Osvaldo Poli

    • Grazie Tiziana per averci riferito. Spero, però, che Famiglia Cristiana dia la possibilità di replica con un articolo, e non con le risposte personali dell’autore dell’articolo che, fra l’altro, continua a non rendersi conto del danno che ha fatto.

  • Ho letto il commento della signora Tiziana, e la sua corrispondenza con il dott. Poli…Vorrei rimarcare che sono favorevole all’invio di tutti i nostri commenti sul blog a Famiglia Cristiana. Quando si scrive e si discute su argomenti delicati dalle pagine di un giornale tanto seguito, bisognerebbe quantomeno ricorrere all’esercizio della prudenza: invece mi sembra alquanto evidente che il dott. Poli si ostini a non prendere coscienza dell’errore che gli viene segnalato. Sarebbe allora opportuno chiedere (e ottenere) una precisazione dalla direzione del giornale, chiedendo di dar voce a chi ,come noi, il problema lo conosce molto bene e sperimenta ogni giorno la difficoltà e la fatica di viverlo.

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