In questo articolo Federica Mazzoli scrive della necessità di rafforzare oltre che agevolare, cioè della necessità di lavorare per aumentare l’autostima del ragazzo dislessico, oltre all’uso degli Strumenti compensativi e dispensativi.
 
E’ necessario riflettere sul fatto che gli strumenti compensativi dispensativi possono alleviare la sofferenza e favorire determinate prestazioni agevolando l’accesso allo studio, ma essendo già di per sé ad indirizzo “protesico”, saranno poco utili per migliorare il livello di autostima. Pertanto sarà necessario sostenere i ragazzi, in ambito scolastico e familiare, con approcci delicati e pacati e soprattutto attraverso il potenziamento delle abilità con training cognitivi da eseguire con costanza e coerenza nell’arco del tempo.
La letteratura contemporanea è ormai quasi unanime nel sostenere che questa è un’operazione assolutamente necessaria per raggiungere l’autoefficacia e quindi l’accrescimento della motivazione e dell’autostima stessa (De Beni 2006). Si ricorda che è già terapeutico vedersi accettati, considerati e coinvolti da un entourage che spesso viene vissuto come ostile e colpevolizzante; l’ambiente scolastico e familiare dovrà entrare nella disposizione di accoglienza e comprensione delle reali capacità (spesso buone) dei nostri bambini nonostante la difficoltà specifica (non dovrà mancare la stimolazione, ma in situazione di privacy e di non esposizione emotiva del bambino). In conclusione è bene non confondere la fase di trattamento, necessaria per potenziare il bambino e risollevare l’autostima, dalla fase di agevolazione allo studio fondamentale per garantire l’accesso alla conoscenza. Agevolare senza rafforzare è riduttivo tanto quanto dare una “pacca sulla spalla” per promuovere il senso di autoefficacia e l’autostima.
 

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