Di recente sono state pubblicate le Raccomandazioni cliniche sui DSA da parte del Panel di Revisione della Consensus Conference (P.A.R.C.C.), svoltosi il 1° febbraio a Bologna.

Tra le cose interessanti e utili per gli specialisti (e non solo), c’è una novità di tipo “etico”. Finalmente si fà un pò di chiarezza sui termini DisturboDisabilità, aggiungendone un terzo: Caratteristica. Infatti in quella che viene definita “una Prassi Basata sui Valori” si tiene conto del punto di vista del soggetto e della sua famiglia – dei suoi Valori – in ogni sua fase. 

Per precisione riporto la parte del documento dalla quale si può capire la distinzione che se ne fa. A me pare che si sia fatto un notevole passo in avanti nella comprensione del problema e nel modo in cui viene porto all’esterno: ai genitori, alla scuola, alla società e allo stesso dislessico.

A. Le persone con DSA costituiscono una percentuale significativa della popolazione generale. Nelle varie fasi della vita queste persone sono esposte al rischio o di non sviluppare in pieno le proprie potenzialità o di difficoltà di adattamento rilevanti – che possono condurre, anche, ad esiti psicopatologici -.

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F. Le tre concettualizzazioni – e i tre termini che le designano – non sono in antitesi ma esprimono aspetti diversi di una stessa realtà; ognuna di esse offre, infatti, lo stimolo per una azione diversa e specifica.


G. Dislessia, Disortografia e Discalculia possono essere definite caratteristiche dell’individuo, fondate su una base neurobiologica; il termine caratteristica dovrebbe essere utilizzato dal clinico e dall’insegnante in ognuna delle possibili azioni (descrizione del funzionamento nelle diverse aree e organizzazione del piano di Aiuti) che favoriscono lo sviluppo delle potenzialità individuali e, con esso, la Qualità della Vita.
H. L’uso del termine caratteristica può favorire nell’individuo, nella sua famiglia e nella Comunità una rappresentazione non stigmatizzante del funzionamento delle persone con difficoltà di apprendimento; il termine caratteristica indirizza, inoltre, verso un approccio pedagogico che valorizza le differenze individuali.

I. Il termine disabilità riferito alle difficoltà di apprendimento ha uno scopo etico di protezione sociale; è utile quando viene utilizzato per rivendicare un diritto a Pari Opportunità nella istruzione; quella della disabilità è, infatti, una relazione sociale, non una condizione soggettiva della persona.
J. Il termine disturbo con riferimento alle difficoltà di apprendimento compare nei sistemi di classificazione dei Disturbi Mentali DSM e ICD; questi manuali
contengono i criteri condivisi dalla comunità scientifica per identificare i Disturbi; questi manuali dichiarano di prescindere da concezioni teoriche sulla natura dei Disturbi identificati – approccio ateoretico -; lo scopo di questi sistemi di classificazione è, infatti, di facilitare la comunicazione scientifica; permettere
studi sulla frequenza dei Disturbi e una organizzazione coerente dei Servizi;
rendere i risultati della ricerca confrontabili.
K. Il termine disturbo compare nelle relazioni cliniche con l’obiettivo di facilitare
l’attivazione di aiuti adeguati allo sviluppo – es.: permettere la applicazione di
strumenti didattici compensativi e dispensativi -; nelle stesse relazioni dovrebbe
comparire anche il termine caratteristica per favorire nell’individuo, nella sua
famiglia e negli insegnanti una rappresentazione non stigmatizzante della difficoltà di apprendimento.

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6 commenti su “DISLESSIA: “DISTURBO”, “DISABILITA” E/O “CARATTERISTICA””

  • grazie mille per tutte le informazioni utilissime che condividi con tutti noi!!!
    Trovo molto utile la spiegazione dei tre termini utilizzati quando si parla di dislessia, penso che ci possano essere d’aiuto dal punto di vista emotivo.

    • Credo che finalmente si possa fare un pò di chiarezza e distinguere la parte clinica con quella del vissuto. Grazie del commento!

  • Da giovane dislessico, sono stufo che ci trattano come se avessimo dei problemi mentali, da correggere e modificare. Noi siamo fatti in un certo modo che va ad arricchire il valore dell’essere umano. Perchè dobbiamo essere noi a doverci adeguare sul modo di fare dei non dislessici?

    • Ciao Giovanni, ritengo tu abbia perfettamente ragione. Purtroppo come per tutte le minoranze in questo mondo, c’è bisogno di farsi sentire e far comprendere! Buona vita

      • Giusto, la colpa è anche di noi tutti dislessici che non ci imponiamo e non ci impuntiamo; e per ciò ne paghiamo le conseguenze di essere trattati ingiustamente come degli alieni. D’antrolnde non c’è da stupirsi, se si veda ad esempio cosa si è fatto in passato per i bambini che usavano la sinistra per scrivere, piuttosto ché la destra. Povero mondo!

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