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Oggi vi consiglio un libro appena uscito dal titolo Pedagogia: un’Arte in divenire.

Il cambiamento epocale che stiamo vivendo in tutti i settori della nostra vita impone una rivisitazione del concetto di pedagogia. Mentre ci aspettiamo un cambiamento dall’alto, cioè dalle istituzioni, ci accorgiamo che esso è già in atto da tempo grazie al pionierismo di tante persone di buona volontà che hanno a cuore il destino dei propri figli e dell’umanità in genere.

Siamo in un momento di grande fermento, 
tutti pionieri di un nuovo modo di vedere e di vivere le cose.

Montessori, Steiner, Libertaria, Homeschooling, esperimenti vari in Italia e all’estero… sono tanti coloro che stanno già attuando la Nuova Pedagogia. Nel libro sono presenti 30 interviste ai protagonisti di questa riforma silente o quasi.

Il prossimo passo previsto da questo gruppo di persone sarà creare una Rete per incontrarsi fisicamente alle Tavole Rotonde che organizzeremo ovunque per darsi l’un l’altro sostegno in questo straordinario momento di transizione per unire le forze e attuare una riforma scolastica basata su un vero lavoro di intelligenza collettiva.

 

A proposito di pedagogia obsoleta, vedete questo video di TED che ho diffuso su facebook!

Di seguito la trascrizione del discorso:

Quest’anno, perderemo inutilmente milioni dei nostri figli, e potremmo salvarli tutti, proprio ora. Avete visto la qualità degli educatori che sono stati qui. Non ditemi che il loro messaggio non riusciva ad arrivare a quei bambini e salvarli. So che poteva. È assolutamente possibile. Perché non abbiamo ancora risolto questo problema? Noi insegnanti ci siamo affidati ad un piano aziendalein cui non importa quanti milioni di ragazzi falliranno, ma continueremo a fare la stessa cosa che non ha funzionato e non è un problema per nessuno, giusto? Ora basta. Ecco un piano aziendale che semplicemente non ha alcun senso. Sono cresciuto in un quartiere povero, c’erano bambini che venivano bocciati a scuola 56 anni fa quando sono andato a scuola per la prima volta, e quelle scuole sono pessime ancora oggi, 56 anni più tardi. E sapete una cosa, a proposito di pessime scuole?Non è come una bottiglia di vino. Giusto? (Risate) Dove si dice, l’87 era un buon anno, giusto? Questa è la situazione: ogni singolo anno, si usa sempre lo stesso approccio, giusto? Un approccio unico per tutti, se capite, bene, altrimenti, peggio per voi. Peggio per voi. Perché non abbiamo permesso che ci fosse innovazione? Non ditemi che non possiamo fare meglio di così. Immaginate di entrare in una scuola che ha bocciato ragazzi per 50 anni, dite, “Allora cosa si fa?” La risposta è, “Beh, faremo anche quest’anno quello che abbiamo fatto l’anno scorso.” Che tipo di modello di business è questo? Una volta le banche aprivano e lavoravano tra le 10 e le 15.Lavoravano dalle 10 alle 15. Chiudevano per la pausa pranzo. Ora, chi riesce ad andare in banca tra le 10 e le 15? I disoccupati. Loro non hanno bisogno di banche. Non hanno neanche un soldo in banca. Chi ha creato quel modello di business? Giusto? Ed è andata avanti così per decenni. Sapete perché? Perché non gliene importava. Non si trattava dei clienti. Si trattava dei banchieri. Hanno creato qualcosa che funzionava per loro. Come si poteva andare in banca quando si lavorava? Non importava. E a loro non importa se Geoff è arrabbiato perché non può andare in banca. Vai a cercarti un’altra banca. Funzionano tutte allo stesso modo. Giusto? Un giorno, qualche banchiere pazzo ha avuto un’idea. Forse dovremmo tenere la banca aperta quando le persone tornano a casa dal lavoro. Potrebbe piacere. E il sabato? E se si introducesse la tecnologia? Io sono un appassionato di tecnologia, ma devo ammettere che sono un po’ vecchio. Quindi ero un po’ lento, e non mi fidavo della tecnologia, e quando sono usciti quei nuovi aggeggi, quelle casse in cui si introduce una carta e vi danno soldi, dicevo, “Non è possibile che la macchina sappia contare i soldi correttamente. Non userò mai quell’affare, giusto?” Così la tecnologia ha cambiato. Le cose sono cambiate. Ma non nell’istruzione. Perché? Perché quando avevamo i telefoni a rotella, quando la gente rimaneva paralizzata dalla polio,insegnavamo allo stesso modo in cui lo facciamo adesso? E se tirate fuori un piano per cambiare le cose, la gente vi considera radicale. Dicono le peggiori cose su di voi. Un giorno mi sono detto, se la scienza dice — lo dice la scienza, non io — – che i nostri figli più poveri perdono terreno nel periodo estivo… Vedete dove sono a giugno,li guardate a settembre e sono peggiorati. Dici, whoo! Ne ho sentito parlare nel ’75quando ero alla Ed School a Harvard. Mi sono detto, “Oh, wow, è uno studio importante.” Perché suggerisce che dovremmo fare qualcosa. (Risate) Ogni 10 anni viene ripetuto lo stesso studio. Dice esattamente la stessa cosa: i ragazzi poveri perdono terreno nel periodo estivo. Il sistema decide che non si possono tenere le scuole aperte in estate. Sapete, mi chiedo sempre chi fa queste regole. Per anni sono andato alla Harvard Ed School. Pensavo di sapere qualcosa. Dicevano che era per il calendario agrario, e la gente aveva — ma lasciate che vi dica perché non ha senso.Non l’ho mai capito. Non ho mai capito, perché tutti sanno che chi coltiva non pianta niente in luglio e agosto. Si pianta in primavera. Quindi chi ha tirato fuori questa idea? Di chi è? Perché abbiamo fatto una cosa simile? Beh, risulta che nel 1840 le scuole erano aperte tutto l’anno. Erano aperte tutto l’anno, perché tanta gente doveva lavorare tutto il giorno. Non avevano un posto dove lasciare i figli. Era un luogo perfetto in cui avere delle scuole. Quindi non è stato imposto dagli dei dell’istruzione.Allora perché? Perché? Perché il business ha rifiutato di usare le scienza. Scienza. C’è Bill Gates che se ne esce dicendo, “Guarda, questo funziona, giusto? Possiamo fare così.” Quanti posti in America cambieranno? Nessuno. Nessuno. Va bene, ce ne sono due. Va bene? Sì, ce ne sarà qualcuno, perché qualcuno farà la cosa giusta. tiIn quanto professionisti, dobbiamo fermare tutto ciò. La scienza è chiara. Ecco ciò che sappiamo. Sappiamo che il problema inizia immediatamente. Giusto? Tra zero e tre anni. Mia moglie, Yvonne e io, abbiamo quattro figli, tre grandi e uno di 15 anni. È una storia lunga. (Risate) All’epoca dei nostri primi figli non conoscevamo la scienza sullo sviluppo del cervello. Non sapevamo quanto importanti fossero quei primi tre anni.Non sapevamo quello che succedeva in quelle giovani menti. Non conoscevamo il ruolo della lingua, uno stimolo e una reazione, stimolo e reazione, quanto questo fosse importante nello sviluppo di quei bambini. Ora lo sappiamo. E cosa facciamo? Niente. Le persone benestanti lo sanno. Le persone istruite lo sanno. I loro figli hanno un vantaggio. I poveri non lo sanno, e non stiamo facendo niente per aiutarle. Ma sappiamo che è fondamentale. Prendete il periodo prima della scuola materna.Sappiamo che è importante per i bambini. I bambini poveri hanno bisogno di quella esperienza. No. In tanti posti non esiste. Sappiamo che sono importanti i servizi sanitari. Forniamo servizi sanitari e la gente si agita sempre inutilmente, perché mi occupo della contabilità e dei dati e tutta quella bella roba, ma forniamo servizi sanitari, e devo raccogliere tanto denaro. Quando la gente veniva ad aiutarci diceva,”Geoff, perché fornisci servizi sanitari?” Di solito mi inventavo una storia. Rispondevo, “Beh, sai un bambino con le carie non sarà in grado di studiare.” E dovevo, perché dovevo raccogliere fondi. Ma ora sono più anziano, e sapete cosa dico loro? Sapete perché fornisco ai bambini questi servizi sanitari, lo sport, la ricreazione e l’arte?Perché mi piacciono i bambini. Mi piacciono i bambini. (Risate) (Applausi) Ma quando la gente diventa veramente insistente, dico, “Lo faccio perché lo fate per il vostri bambini”. E non avete mai letto uno studio dell’MIT che dice che insegnare ai vostri figli a ballare li aiuterà in algebra, ma insegnerete a quel bambino a ballare, e vi entusiasmerà il fatto che quel bambino voglia imparare a ballare, e vi rallegrerà la giornata. Perché i bambini poveri non dovrebbero avere la stessa opportunità? Mi sembra il minimo per questi bambini. (Applausi) Quindi, ecco l’altra cosa. Sono uno che sperimenta. Credo che abbiamo bisogno di dati, di informazioni, perché lavorate su qualcosa, pensate che funzioni, e invece scoprite che non funziona. Siete degli educatori. Lavorate, così dite, pensate di fare bene, no? E scoprite che non hanno capito. Ma ecco il problema degli esami. Gli esami che facciamo — faremo un esame a New York la settimana prossima, in aprile. Sapete quando avremo i risultati? Forse a luglio, forse a giugno. E i risultati hanno grandi dati. Vi diranno che Raheem ha avuto enormi difficoltà, non è riuscito a fare moltiplicazioni a due cifre. Grandi dati, ma li ricevete dopo che la scuola è finita. E quindi cosa fate? Andate in vacanza. (Risate)Tornate dalle vacanze. Ora avete tutti questi dati degli esami dell’anno scorso. Non li guardate. Perché li dovreste guardare? Dovete insegnare quest’anno. Quanto abbiamo speso per tutto questo? Miliardi e miliardi di dollari per dati che che arrivano troppo tardi per essere usati. Ho bisogno di quei dati in settembre. Ho bisogno di quei dati in novembre. Devo sapere che siete in difficoltà, e devo sapere se quello che ho fatto ha aiutato. Devo saperlo questa settimana. Non lo devo sapere alla fine dell’anno quando è troppo tardi. Perché i primi anni sono diventato un po’ veggente. Riesco a prevedere i risultati scolastici. Mi mandate in una qualunque scuola. Sono davvero bravo nelle scuole di città in cui ci sono difficoltà. Mi dite che l’anno scorso 48% di quei ragazzi avevano la sufficienza. E io dico, “Ok, qual è il piano, che cosa abbiamo fatto dall’anno scorso a quest’anno?” Dite, “Stiamo facendo la stessa cosa.” Voglio fare una previsione. (Risate) Quest’anno, da qualche parte tra il 44 e il 52 per cento di quei bambini avrà la sufficienza. E avrò ragione ogni singola volta. Così spendiamo tutti questi soldi, ma cosa otteniamo? Gli insegnanti hanno bisogno di informazioni subito su ciò che sta accadendo ai ragazzi. L’alta posta in gioco è oggi, perché si può ancora fare qualcosa. Quindi, ecco l’altra questione di cui penso dovremmo preoccuparci. Non possiamo soffocare l’innovazione nel nostro settore. Dobbiamo innovare. E nel nostro settore la gente non sopporta l’innovazione. Si arrabbia se fate qualcosa di diverso. Se provate qualcosa di nuovo, la gente vi fa, “Ooh, le charter school”. Hey, proviamo qualcosa di nuovo, vediamo un po’. Questa roba non ha funzionato per 55 anni. Proviamo qualcosa di diverso. Ed ecco il problema. Alcune cose non funzioneranno. La gente mi dice, “Sì, quelle charter school, molte non funzionano.” Molte non funzionano. Dovrebbero essere chiuse. Voglio dire, credo davvero che debbano essere chiuse. Ma non possiamo confondere la comprensione della scienza e le cose che non funzionano con il non dover fare niente di conseguenza. Giusto? Perché il mondo non funziona in questo modo. Se pensate alla tecnologia, Immaginate se questo fosse il modo in cui pensiamo alla tecnologia. Ogni volta che qualcosa non funziona, gettiamo la spugna e diciamo, “Scordiamocelo.” Giusto? Sapete, mi hanno convinto. Sono sicuro che alcuni di voi sono come me –una delle ultime grandi innovazioni, il PalmPilot. Mi hanno detto, “Geoff, se prendi questo PalmPilot non avrai mai più bisogno di nient’altro.” Quest’ultima innovazione è durata tre settimana. Finito. Ero così disgustato dall’aver speso soldi per questa cosa.Qualcuno ha smesso di inventare? Nessuno. Non un’anima. La gente è andata avanti. Ha continuato a inventare. L’esistenza del fallimento non dovrebbe frenarci dal mandare avanti la scienza. Il nostro compito in quanto educatori: ci sono cose che sappiamo di poter fare. E dobbiamo farle meglio. La valutazione: dobbiamo iniziare con i bambini più presto, dobbiamo accertarci di fornire supporto ai giovani.Dobbiamo dare loro tutte queste opportunità. È così che dobbiamo fare. Ma questo problema di innovazione, questa idea che dobbiamo continuare a innovare finché non abbiamo capito con precisione è una cosa assolutamente fondamentale. E tra l’altro è una cosa che penso sarà una sfida per tutto il nostro settore. L’America non può aspettare altri 50 anni per ottenere questo diritto. Non abbiamo più tempo. Non so il baratro fiscale, ma so che c’è un baratro educativo su cui stiamo camminando in questo esatto momento, e se lasciamo che questa follia proceda dicendo che non ce lo possiamo permettere — Bill Gates dice che costerà cinque miliardi di dollari. Quanti sono 5 miliardi di dollari negli Stati Uniti? Quanto abbiamo speso in Afghanistan quest’anno? Quante migliaia di miliardi? (Applausi) Quando il paese è interessato a qualcosa, spende miliardi di miliardi senza battere ciglio. Quanto la sicurezza degli Stati Uniti è in pericolo, si spende qualunque somma di denaro. La vera sicurezza della nostra nazione è preparare questa prossima generazione in modo che prenda il nostro posto e diventi leader del mondo in termini di pensiero, tecnologia, democraziae tutta quella roba di cui ci importa tanto. Oserei dire che quello che ci vuole per cominciare a risolvere alcuni di questi problemi è un’inezia. Una volta fatto questo, non sarò più arrabbiato. (Risate) Così, ragazzi, aiutatemi ad arrivarci. Grazie infinite. Grazie. (Applausi) John Legend: Qual è il tasso di abbandono scolastico al liceo di Harlem? Geoffrey Canada: Beh, sai John, l’anno scorso nella mia scuola, 100 per cento dei nostri ragazzi si è diplomato alle superiori. Il cento per cento è andato all’università. Quest’anno il 100% si diplomerà. L’ultima volta che ne ho sentito parlare il 93% era stato accettato all’università. Ci conviene far accettare anche quel 7 per cento. Ecco come va. (Applausi) JL: Come fate a seguirli dopo che lasciano il liceo? GC: Beh, sai, uno dei problemi che abbiamo in questo paese è che questi ragazzi, questi stessi ragazzi vulnerabili, quando li portate a scuola, la abbandona a tassi record. Così abbiamo capito di dover progettare una rete di supporto per questi ragazzi che in un certo senso imiti ciò che fa un buon genitore. Vi tormentano, giusto? Vi chiamano, dicono, “Voglio vedere i tuoi voti. Come sei andato all’ultimo esame?Cosa stai dicendo, vuoi lasciare la scuola? Guarda che qui non torni.” Tanti dei miei ragazzi sanno che ad Harlem non si può tornare perché Geoff li cerca. Dicono, “Non posso proprio tornare.” No. Faresti meglio a rimanere a scuola. Ma non sto scherzando, questo è un po’ il problema. Quando i ragazzi sanno che vi rifiutate di farli fallire, mette su di loro una pressione diversa, e non mollano così facilmente.Qualche volta non ce l’hanno dentro, e ti dicono, “Non voglio fare questo, ma so che mia madre si arrabbierà.” È una cosa che conta per i ragazzi e li aiuta a superarla.Cerchiamo di creare un insieme di strategie di tutoring che li aiuti e li supporti, ma anche una serie di incoraggiamenti che dice loro: “Lo puoi fare. Sarà difficile, ma ci rifiutiamo di lasciarti fallire”Se ti è piaciuto l’articolo puoi seguirmi anche sulla pagina Facebook di Le aquile sono nate per volare.

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3 commenti su “VERSO UNA NUOVA PEDAGOGIA”

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