Nell’articolo di David Vagni su L’Ottimista la metafora del ghepardo per parlare dei bambini ad “alto potenziale”, in inglese Gifted, è affascinante e concreta. In particolare sono i bambini che sono anche “diversamente dotati” a pagare le peggiori conseguenze e a non veder riconosciuti i propri pregi. 

Vi consiglio di leggere l’articolo per intero qui (di seguito ne riporto una parte):

Gifted significa “colui a cui è stato dato un dono”; in una società egualitaria a tutti i costi, perdiamo di vista una delle parabole più importanti, quella dei talenti.
Il più delle volte, quando il bambino presenta “in eccesso” alcuni tratti caratteristici, possono emergerne solo i difetti: stati d’ansia, depressione, perfezionismo, personalità oppositiva, dislessia, iperattività, deficit d’attenzione o sindrome di Asperger. Ci sono molti talenti da coltivare, ma avendo ricevuto moneta di un altro conio, all’“occhio del leone”, sembra che non ve ne siano per niente.
Invece di considerare lo sviluppo della persona nella sua interezza e complessità, il potenziale mentale è sempre più percepito come sinonimo di riuscita scolastica o accademica e adattamento alla società. Gli altri talenti? Sono scartati.
L’intensità, la sensibilità e la sovreccitabilità sono caratteristiche primarie del grande talento e, insieme al desiderio di autonomia, sono necessarie per realizzare a pieno la propria personalità e cambiare il mondo che ci circonda.
Le sovreccitabilità sono innate ed indicano una differenza nella reazione stimolo-risposta superiore alla norma. La persona reagisce con più forza del normale o per un periodo più lungo ad uno stimolo che può essere impercettibile ai più. Esse non comportano solo fattori psicologici, ma una maggiore sensibilità del sistema nervoso centrale che determina una reale differenza nella rappresentazione cognitiva della realtà e nella qualità dell’esperienza psicomotoria, sensoriale, intellettuale, immaginativa, ed emotiva. “Chi manifesta diverse forme di sovreccitabilità, vede la realtà in un altro modo, più forte e più sfaccettato” (Dabrowski).

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