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Negli ultimi anni, soprattutto dopo la legge 170 dell’ottobre 2010, pare che l’argomento dislessia sia all’ordine del giorno: le associazioni si sono moltiplicate, molte case editrici hanno cominciato a pubblicare libri specifici, alcuni con font più leggibili. Altre ditte hanno cavalcato l’onda e si sono date da fare a mettere in commercio quaderni, diari, e-book, software a pagamento, ma anche gratuiti.

Molte professioni che prima di allora erano solo marginalmente coinvolte nella diagnosi e nel trattamento della dislessia, sono ora entrate a far parte di quella marea di professionisti che si stanno appropriando di diritti che non sempre sono legittimi.

Insomma: un gran pullulare di iniziative pubbliche e private. Se ne sentiva la mancanza e la necessità? Di alcune cose sì, di altre no!

Ma non è di questo che volevo parlare, perlomeno non proprio.

Io sono una logopedista, lavoro da 28 anni, da 24 all’interno di un’Azienda Ospedaliera Regionale. Mi occupo di Disturbi Specifici di Apprendimento da quasi 20 anni, quando ancora non si chiamavano così. Ho contribuito anche io alla legge 170 come promotrice (forum dislessia.org) e come ex-socia AID, della quale sono stata anche formatrice nelle scuole e volontaria. Come professionista sono stata docente della Cattolica del corso di laurea in logopedia e, per mia scelta, ho lasciato la docenza per avere ancor più tempo da dedicare a questo campo in maniera autonoma. Per rimanere aggiornata ho bisogno di confrontarmi con altri professionisti, di partecipare a corsi e di leggere libri, molti libri. Tutto questo a mie spese.

Il mio primo libro risale al 2001, quello che attualmente è stato rinnovato e riedito dalla Erickson nel 2013 con il titolo Capire la mia dislessia. Sto completamente rivedendo e riscrivendo il più noto libro Le aquile sono nate per volare e sempre con le edizioni Erickson dovrebbe uscire per la prossima primavera.

Sono mamma di due ragazzi dislessici adulti, di 22 e 19 anni, uno alle prese con il lavoro da un anno, perché ha scelto di non continuare gli studi e si è lanciato in un’attività in proprio, e l’altro che comincerà un Istituto di tipo universitario il prossimo mese. 

Questa è la mia situazione personale, come professionista e madre.

Cosa volevo dire? Che è un po’ che in rete e nella vita reale avverto una certa diffidenza quando si propone un “prodotto” per la dislessia, inteso in senso ampio. Perchè? Perchè è vero che alcuni professionisti e alcune Aziende hanno colto l’occasione per fare diventare un business anche la dislessia, a discapito dei professionisti e delle Aziende che lavorano da anni con competenza e passione in questo settore. Accade, quindi, che si faccia difficoltà a distinguere fra un prodotto valido e utile ed uno assolutamente privo di ogni fondamento scientifico o di reale utilità.

Così ci sono professionisti che si improvvisano esperti: non basta avere una laurea in psicologia, in logopedia o in pedagogia (altro professionista che da poco si occupa anche di DSA), né tantomeno essere Neuropsichiatri Infantili per essere esperti di dislessia e DSA. Chi ne fa le spese, naturalmente, sono i bambini, i ragazzi e le famiglie.

Il Sistema Sanitario Nazionale, come sempre, nicchia e non riesce ad evadere le richieste, così il privato si allarga a dismisura. E questo non va bene perchè il privato dovrebbe essere un’alternativa e non l’unica scelta conseguente all’inefficienza del pubblico. 

 

Articolo scritto nel 2014Se ti è piaciuto l’articolo puoi seguirmi anche sulla pagina Facebook di Le aquile sono nate per volare.

6 commenti su “LA MIA ESPERIENZA DI PROFESSIONISTA ESPERTA SUI DSA”

  • Gent.ma sig.ra Grenci

    Sono una pedagogista e da 25 anni mi occupo di disturbi dell’apprendimento in una struttura privata, in collaborazione con il presidente dell’Aid sezione di Cuneo.
    Intanto mi preme sottolineare che la figura del pedagogista non e’ nuova in questo campo ma, al massimo, rara.
    Il nostro corso di laurea prevedeva esami sull’apprendimento ed i suoi disturbi, metodi e strategie, didattica, ecc.
    Prima di iniziare la mia professione in autonomia, ho insegnato in ogni ordine e grado scolastico come supplente per alcuni anni.
    Mi preme sottolineare che la mia figura non e’ prevista nel percorso di diagnosi ma nel successivo percorso di riabilitazione, potenziamento e accompagnamento del soggetto dsa , della famiglia e degli insegnanti, dai quali mi sento sempre bene accolta in quanto competente sulla didattica e sulle strategie compensative proposte, maturate nel tempo con esperienza e professionalità.
    Personalmente il mio lavoro mi appaga sia professionalmente che economicamente.
    Partecipando, anche io a mie spese, a vari congressi in tutta Italia, mi e’ capitato di acquistare libri molto interessanti e utili, pur notando un po’ di pubblicazioni a mio avviso inutili….che non ho ovviamente acquistato (esiste la libertà di stampa e di acquisto).
    Sono d’accordo con lei se il discorso si rivolge alle facili pubblicazioni giornalistiche o televisive, le quali offrono spesso informazioni errate o frammentarie.
    Sono dell’avviso che nel nostro campo ci sia spazio per ogni professionista che sappia mantenere i confini della propria professionalità per cui e’ stata formata e non si “allarghi” a competenze non proprie ma ritengo anche che occorra documentarsi prima di scrivere che una professione non sia idonea a svolgere un certo tipo di lavoro.
    Sono comunque disponibile ad un libero confronto
    Laura Lasagna

    • Buongiorno Laura, innanzitutto benvenuta! Quello che volevo dire è che il pedagogista clinico, in confronto alle altre professioni, è stato quello che è arrivato dopo ai DSA, perlomeno in Italia. Ma non voglio fare polemica, soprattutto non ho scritto che non è figura idonea. Mi spiace se si è potuto intendere questo. Buon lavoro!

      • Ci mancherebbe, era solo uno scambio di opinioni, mi premeva soltanto far emergere un altro punto di vista sulla questione. Buon lavoro anche a lei!

  • Mi scusi se la disturbo per questo …ma credo che la cosa migliore sia capire e apprendere da gente con una esperienza come la sua anziché navigare a fondo cieco nel web. La ringrazio

  • Gentile sig.ra Grenci,
    non sono logopedista, ma sulla base della mia formazione, dei corsi universitari, della docenza universitaria in qualità di cultore della materia in Logopedia nel Corso di Laurea per la formazione delle insegnanti di sostegno, dei 15 anni di esperienza nel campo, ma soprattutto sulla base dei risultati significativi ottenuti nel trattamento risolutivo dei DSA (e non solo) il mio titolo di dottore in lettere si inserisce, legittimamente, all’interno di un confronto interdisciplinare e metodologico innovativo che si avvale della mia competenza. Per la passione, l’impegno e la serieta’ profuse nel mio lavoro a detta di chi mi ha conosciuta, le dico che, nella mia vita non potrei fare altro! Cordialità, R.N.

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