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Bocciare è inutile, anzi: dannoso! Lo sappiamo bene noi genitori e professionisti che abbiamo a che fare con ragazzi che hanno problemi scolastici. Lo sapranno tutti ora, spero, leggendo il rapporto Ocse-Pisa sui ripetenti nel mondo, che confronta i dati sulle bocciature e sulle competenze scolastiche degli studenti quindicenni in più di 65 paesi nel mondo. 

In Giappone, Malesia e Norvegia, gli studenti intervistati non hanno riferito bocciature. In 24 paesi Ocse le bocciature si mantengono al di sotto del 5%. Ma in alcuni paesi,  come Francia, Germania, Portogallo e Spagna, il tasso di ripetenti sale oltre il 20% raggiungendo e superando anche il 30%. In Italia gli alunni bocciati, dall’elementare alle superiori, sono più del 17%. Tanti!

Ma cosa c’è realmente di nuovo? Niente, perchè già 3 anni fa il rapporto Ocse-Pisa aveva prospettato risultati simili. In fondo, la bocciatura rischia di emarginare ancora di più quegli allievi con difficoltà scolastiche che, non essendo quasi mai seguiti personalmente dagli insegnanti, perdono la fiducia in sé stessi e si allontanano dallo studio. 

Il quadro che emerge è una situazione a sfavore delle classi più deboli, con il risultato che far ripetere un anno, comporta costi elevati per il paese e non aiuta a promuovere maggiore equità in quanto rinforza le differenze tra studenti con un diverso background socio-economico. Se poi consideriamo che tra i bocciati molti di esse sono dislessici, allora la cosa è ancora più grave!

Nei paesi Ocse, il numero degli quindicenni che ha riferito di avere ripetuto l’anno almeno una volta prima dei quindici anni è pari al 12,4 per cento: uno su otto. Percentuale che sale al 20 per cento tra i meno abbienti. “Anche tra studenti con rendimento scolastico simile, la probabilità di ripetere un anno è una volta e mezzo superiore per gli studenti svantaggiati”, spiegano da Parigi.

L’esigenza di fare ripetere una classe implica costi elevati: alla spesa di un anno aggiuntivo d’istruzione bisogna infatti aggiungere il mancato introito per la società quando si differisce di almeno un anno l’ingresso dello studente bocciato sul mercato del lavoro. In Italia, il costo delle bocciature rappresenta il 6,7% della spesa annua nazionale per l’istruzione primaria e secondaria – ovvero 47.174 dollari (circa 36 mila euro) per studente che ripete l’anno (corriere.it).

In Italia l’uso della bocciatura è ancora considerato come strumento per punire. Ma un ragazzo bocciato è sicuramente un ragazzo che vive un disagio, di qualsiasi tipo: culturale, sociale o altro.

Ridurre le bocciature potrebbe aiutare a risparmiare risorse da investire nella prevenzione: “offrire ore di insegnamento supplementare agli studenti che rischiano la bocciatura, adattando l’insegnamento alle loro esigenze in modo che possano recuperare il ritardo con i loro coetanei. Un modo di gran lunga migliore di sostenere gli studenti con difficoltà di apprendimento o problemi comportamentali”.

 

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2 commenti su “BOCCIARE NON SERVE A NIENTE, ANZI… IL RAPPORTO OCSE-PISA”

  • se un docente fa di tutto per promuovere l’apprendimento e da parte dell’alunno e della famiglia c’è disinteresse e nessun impegno?

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