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Nel mio lavoro incontro molto spesso bambini dislessici che vengono definiti “disordinati”. Il disordine sembra essere una delle caratteristiche tipiche legate al fatto che il bambino non riesce ad organizzare i suoi quaderni e tutto il materiale scolastico viene vissuto come qualcosa da cui tenersi ben lontano! Se poi ci si mette anche la disprassia (movimenti un pò impacciati che si associano a difficoltà pratiche che hanno a che vedere con la motricità fine) il disordine  è totale.

Sicuramente questi bambini vanno aiutati a trovare un loro ordine, un modo per sopravvivere al sovraffollamento delle cose e delle idee, ma non dovremmo preoccuparci troppo per loro. Perchè? Perchè finalmente anche la scienza ha sperimentato che disordine=creatività e creatività=successo.

Lo diceva già Einstein: Se una scrivania disordinata è segno di una mente disordinata, di cosa sarà segno allora una scrivania vuota?

Ecco cosa viene spiegato qui:

L’Università di Gronigen, nei Paesi Bassi, ha realizzato uno studio nel quale è emerso che chi è disordinato è più creativo ed è maggiormente capace di concentrarsi. Quindi, in condizioni di caos, il nostro intelletto è in grado di riflettere meglio e di trovare soluzioni migliori. Gli scienziati sono arrivati alla conclusione che sia proprio il disordine a fornire un importante sprint al nostro cervello; infatti, quando si lavora in luoghi poco ordinati, siamo portati concentrarci di più e a rendere meglio.

disordinati quindi, riescono ad essere anche più produttivi rispetto agli ordinati perchè la nostra mente si focalizza soltanto sulle cose importanti, bandendo il resto; questo significa che si riuscirà meglio sul lavoro che si sta effettuando. Secondo la ricerca, il non ordine migliora anche le capacità di problem solving e aiuta a riflettere meglio.

A questa ricerca se ne aggiunge un’altra, questa volta fatta sui bambini come spiegato qui. L’Università del Minnesota con i ricercatori Lynn K. Perry , Larissa K. Samuelson , e Joanna B. Burdinie  hanno portato avanti l’esperimento su 72 bambini di 16 mesi. Hanno dato ai piccoli  una quantità di cibi differenti, chiamandoli ognuno con il loro nome. Ebbene, i bambini che hanno toccato, spremuto, gettato a terra i cibi – in altre parole, quelli che hanno fatto disordine – sono stati quelli che hanno ricordato i nomi più facilmente.

«Può sembrare che il vostro bambino stia semplicemente giocando quando butta le cose giù dal seggiolone.  In realtà sta acquisendo informazioni preziose» spiega ai genitori Samuelson.

I ricercatori hanno anche scoperto che i bambini che erano sul seggiolone riconoscevano più cibi di quelli che erano seduti al tavolo. Perché? Nel seggiolone si sentivano più liberi di essere disordinati.

In realtà questa ricerca ci dice anche un’altra cosa: i bambini, quanto più piccoli sono, hanno bisogno di sperimentare, di giocare, di sporcarsi, di usare tutti i loro sensi. Ce ne dovremmo ricordare un pò più spesso, anche a scuola!

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