Se dobbiamo credere a questa indagine, la scuola italiana non dà agli studenti gli strumenti adatti ad affrontare il mondo circostante e, quindi, anche il mondo del lavoro.

Il 7 dicembre 2010 è stata pubblicata l’indagine OCSE – PISA relativa all’anno 2009. Di cosa si tratta?OCSE significa Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (in inglese OECD, cioè Organisation for Economic Co-operation and Development); è un’organizzazione che si prefigge lo scopo di promuovere delle politiche atte a migliorare la qualità della vita della popolazione mondiale.

PISA sta per Programme for International Student Assessment, cioè Programma per la Valutazione Internazionale degli Studenti. Tale valutazione viene realizzata sulle abilità mostrate da studenti quindicenni in tre aree disciplinari diverse: lettura nella lingua madre, matematica e scienze.  I test hanno lo scopo di misurare la capacità degli studenti nell’affrontare situazioni simili a quelle della vita reale e quindi non sono solo una mera dimostrazione delle conoscenze acquisite nelle varie discipline ma testano anche l’abilità nella risoluzione di problemi (problem solving).

Gli strumenti di valutazione utilizzati si basano sull’impiego di cosiddette “unità”, costituite da materiali didattici diversi, come ad esempio testi, diagrammi, tabelle e grafici seguiti da diverse domande, che prevedono una sola risposta tra quattro o cinque alternative (risposta multipla semplice), oppure la scelta di una risposta tra due possibili (vero/falso oppure d’accordo/ in disaccordo) su di una lunga serie di frasi o di affermazioni (risposta multipla complessa). Vengono contemplate anche brevi risposte o risposte più articolate (domande a risposta aperta). Quest’ultima tipologia è stata introdotta per permettere agli studenti di motivare liberamente le loro scelte.

I risultati conseguiti dagli studenti italiani sono abbastanza deludenti. Siamo al 29° posto, e in Europa veniamo dopo Svezia (19°), Germania (20°), Irlanda (21°), Francia (22°), Danimarca (24°), Portogallo (27°), Ungheria (26°). Si piazzano bene la Finlandia (3°), l’Olanda (10°), il Belgio (11°), la Norvegia (12°). Insomma, se vogliamo credere a ciò che la commissione dice a proposito del test PISA (… mette a fuoco la capacità dei giovani di utilizzare le conoscenze e le abilità per affrontare le sfide della vita reale) dobbiamo rimboccarci le maniche e lavorare tutti più seriamente!

OECD (2010), PISA 2009 Results: What Students Know and Can Do: Student Performance in Reading, Mathematics and Science (Volume I), OECD Publishing.

http://www.scienzeascuola.it/

 

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6 commenti su “LA SCUOLA ITALIANA: PIU’ PRATICA, MENO TEORIA”

  • Perchè gli esimi studiosi di cui sopra, invece di accusare la scuola continuamente di incapacità, salvo poi utilizzare retorici mezzi di valutazione, non parlano di soluzioni?

  • Sull’articolo pubblicato mi pare, correggimi se sbaglio, di aver letto l’utilizzo di “unità” formate da: tabelle, grafici, diagrammi, domande a risposte multiple. Penso che non vi sia nulla di più teorico di queste metodologie di valutazione per verificare se i nostri studenti sanno applicare le conoscenze nella vita pratica e risolvere i problemi basandosi sulle abilità acquisite.
    Scusa se mi sono permessa di commentare, ma, di solito, chi promuove queste indagini, peraltro interessanti da esaminare, non è molto pratico di ciò che realmente accade all’interno della scuola.

    Cordialissimi saluti

  • Ma guarda, ti dico, io somministro l’INVALSI tutti gli anni,poi ci arrivano le statistiche relative, ma non è molto attendibile…..

    • Sono d’accordo con te sull’attendibilità delle prove INVALSI, ma spero che ricerche internazionali come quella citata segua dei canoni diversi.

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