Trovo che quello che ha scritto il Provveditorato agli studi di Reggio Emilia a marzo del 2009 sia davvero illuminante. Sono riflessioni pratiche e piene di buon senso nei confronti degli studenti con DSA.
Consiglio di leggerlo e di farlo leggere…

Ne riporto una parte, il resto potete leggerlo qui.

Non è compito della scuola entrare nel dibattito sulla specifica natura dei DSA ma si deve prendere atto del fatto che si va stabilizzando un preciso consenso internazionale intorno alla convinzione che i DSA abbiano una base neurobiologica, sia pure non ancora completamente e definitivamente individuata (in ambito italiano vale ricordare il Documento conclusivo della Consensus Conference dalle diverse professionalità mediche e psicologiche in ordine ai DSA).

Qualsiasi sia l’eziologia dei Disturbi Specifici di Apprendimento, la scuola deve focalizzare la propria attenzione sulle conseguenze che essi apportano nella vita dei ragazzi che ne sono affetti.

Nello sviluppo di ciascuna singola storia educativa e personale, le difficoltà connesse ai DSA si riverberano prioritariamente sull’apprendimento e sullo sviluppo delle competenze ma, quando non sono adeguatamente riconosciute, considerate e trattate in ambito scolastico, causano anche ricadute sugli aspetti emotivi, di costruzione dell’identità, della stima di sé, delle relazioni con i pari d’età.

Pertanto, questo problema (o questa fragilità) comporta per ciascuna persona conseguenze più o meno rilevanti in relazione alle condizioni di contesto, come del resto per ogni altra situazione umana.

La scuola deve agire nella convinzione che lo spazio occupato dalla “fragilità originaria”, da qualunque causa generata, sia il più piccolo pensabile e non immutabile e quindi deve mettere in atto, fin dalla prima infanzia, strategie didattiche tali da consentire la personalizzazione del percorso di apprendimento in ogni singola situazione. Attendere le segnalazioni specialistiche (che per i DSA difficilmente possono avvenire prima della seconda elementare) e mettere a quel punto in atto strategie “correttive”, significa avere perso molto tempo. Con l’avanzare dell’età le difficoltà collegate ai DSA possono essere soltanto compensate, e le capacità mancanti sostituite con altre o con le tecnologie. Negli Stati Uniti una diagnosi redatta dopo i 18 anni viene ritenuta definitiva e non ne viene più richiesto l’aggiornamento, neppure per l’accesso ai concorsi o per gli esami universitari. Se ti è piaciuto l’articolo puoi seguirmi anche sulla pagina Facebook di Le aquile sono nate per volare.

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