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Un discorso a parte, che può rientrare nei Disturbi Specifici dell’Apprendimento, rappresentano le disgrafie, ovvero la “cattiva” scrittura, incomprensibile a chi legge me, molto spesso, anche a chi scrive. Argomento molto delicato perchè sono davvero tantissimi i bambini che presentato dei tratti grafici poco armonici e/o hanno problemi di impugnatura della penna. Questo, purtroppo, porta spesso ad avere scorrette impostazioni visive e posturali con conseguenti problemi indotti, anche a livello posturale.

La prassi che si è instaurata nelle scuole italiane è che, sia nella scuola dell’Infanzia, sia in quella Primaria, gli educatori lasciano ampia libertà ai bambini senza tenere nel giusto conto che questo atto va insegnato e accompagnato, anche perchè non tutti imparano facilmente.

“La scrittura è un apprendimento complesso, che si fonda sull’ acquisizione e integrazione di funzionali o funzionalità differenziate: capacità visiva, motoria e linguistica. Il bambino inizia a scrivere dopo aver imparato a gattonare, camminare, parlare; egli scopre la scrittura attraverso rappresentazioni grafiche di pre-scrittura che nascono spontanee e acquistano un precipuo significato segnico, rappresentativo e simbolico. L’apprendimento scolastico organizza, mediante regole, l’apprendimento spontaneo affinché la scrittura possa divenire uno strumento di comunicazione nel contesto culturale in cui vive il bambino. Se il bambino non apprende correttamente il movimento di formazione delle lettere, automatizza un atteggiamento motorio che risulta inefficace per la comprensione del testo scritto, a danno della capacità cognitiva e degli aspetti linguistici della scrittura”.* 

C’è poi un altro grande problema che riguarda il troppo precoce utilizzo del corsivo, già all’inizio della Prima elementare, con conseguenti difficoltà sia nel riconoscimento delle lettere (lettura) che nell’atto dello scrivere.

Il risultato è che sono in aumento i bambini che, seppur non abbiano un Disturbo Specifico di Apprendimento, sviluppano una forma di disgrafia più o meno grave.

Il motivo per cui non è consigliabile inserire il corsivo troppo presto è duplice:

1. da un lato il corsivo vuole una buona coordinazione oculo-manuale, una precisione nei movimenti fino-motori.

2. dall’altro lato, il corsivo, introdotto troppo precocemente, induce un processo di lettura globale quando i bambini non sono ancora pronti. Infatti durante l’alfabetizzazione i bambini hanno bisogno di discriminare le singole lettere per apprendere i processi di segmentazione e fusione fonemica, che rappresentano le prime fasi di apprendimento della scrittura e della lettura. 

E’ come insegnare a leggere utilizzando il metodo “globale”, così contestato ormai anche in Italia, grazie alle segnalazioni dell’Associazione Italiana Dislessia, come scritto anche nelle linee Guida alla Legge 170.

Infatti, la parola scritta in corsivo appare come un’unità globale in cui non si distinguono facilmente i singoli elementi. La scrittura è utile solo se il bambino è in grado di leggerla: quindi il corsivo non va introdotto prima che il bambino abbia una lettura abbastanza corretta e rapida, almeno delle parole ad alta frequenza d’uso.

A questo punto sorge il problema: che penne usare, quali matite? Esiste una impugnatura tipo? Le impugnature sono utili per correggere un difetto nella prensione della penna?

Le risposte al primo quesito sono 4:

1. I bambini in età prescolare dovrebbero utilizzare tutto il corpo per scrivere e disegnare , così come dovrebbero utilizzare tutte le tecniche: colori a dita, pastelli, pennelli, gessi.

2. Quando i bambini disegnano e imparano a scrivere è meglio utilizzare la matita normale, perchè più leggere e con un diametro piccolo, adatta alla piccola mano dei bambini. Quelle con diametro maggiore tendono a favorire un’impugnatura palmare o con dita multiple.

3. La matita è preferibile fino a quando il bambino non ha cominciato a scrivere scorrevolmente, perchè la penna è più difficile da gestire da un punto di vista motorio.

4. Bisognerebbe abolire l’uso della penna cancellabile che complica ulteriormente l’esecuzione del compito, per cui i bambini che si trovano in difficoltà rimangono indietro rispetto ai compagni per le ripetute cancellature. A questo punto si scoraggia e, spesso, si rifiuta di scrivere. 

L’impugnatura o la prensione dipende da molte variabili: la motilità delle singole dita, la sensibilità dei polpastrelli, da come si modulano la forza o la pressione, dalle competenze manuali, e da quanto un individuo si adatta ad uno schema motorio a seconda del compito e dello strumento che utilizza.

La prensione ideale per scrivere, tenendo conto di come è fatta la nostra mano, è quella tra pollice e indice, con l’appoggio del fusto della penna sul dito medio.

Eppure, quel capolavoro di ingegneria biofisica che è la nostra mano, ci permette un’ampia possibilità di scelta nei compiti manuali, per cui non tutte le prensioni alternative a quella che ho descritto sono necessariamente sbagliate. Lo diventano, però, se l’impugnatura usata causa una scrittura incomprensibile, anche per chi scrive, con sforzo e dolore da parte della mano, polso e, anche, una postura scorretta che subentra come forma di compenso. 

A questo punto si possono fare dei percorsi riabilitativi, qualora ci fosse la motivazione del bambino. In cartoleria cominciano anche a trovarsi penne con impugnatura morbida e/o triangolare.

Molto utili sono i gommini e le impugnature, venduti in negozi specializzati. A tal proposito vi consiglio di visitare l’e-commerce di Orso Azzuro, unico in rete per la vasta gamma di ausili per la scrittura (e non solo!). 

Qui l’interessantissimo video di una mamma blogger che ha avuto l’opportunità di provare per suo figlio alcune delle impugnature presenti su Orso Azzurro e le ha illustrate efficacemente.

 

* P. Bruni, L. Marnati De Mattei, “La scrittura come incontro e sintesi dei codici linguistico, simbolico, culturale”, in “L’apprendimento della scrittura-Risvolti interdisciplinari e metodologici”  (Atti del Convegno AGAS Bologna, 2007 ) Ed. Giordano La Rotta del Sole, Mesagne (BR), 2008, pag 24 Se ti è piaciuto l’articolo puoi seguirmi anche sulla pagina Facebook di Le aquile sono nate per volare.

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