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L’articolo sul sondaggio Dislessia e Psicofarmaci sta dando i suoi frutti e, come mi aspettavo, ha suscitato fra genitori e dislessici adulti un vero tafferuglio. Sarei impazzita a proporre questo binomio Dislessia-Psicofarmaci? No, perchè ho pensato che le cose vanno documentate con dati alla mano e così sto cercando “le mie prove”. Fino ad oggi solo 2 su 74 voti hanno espresso il “Sì, sono stati prescritti gli psicofarmaci ma non li ho somministrati”, quindi il 3%. Quindi una percentuale che, seppure piccola, deve farci riflettere. Ma di questo mi riservo di raccontarvi in seguito. 

Al momento voglio pubblicare la risposta all’ articolo in questione, su POPOFF, che ha dato l’amico Anselmi Cioffi. L’ideale sarebbe farsi sentire commentando anche quell’articolo!

Questa è una parte del commento di Anselmo:

faccio parte di un’associazione da anni che si batte proprio contro la discriminazione nei confronti dei DSA. Associazione che non ha nessun interesse economico, dato che fa tutto gratuitamente e promuove anche programmi informatici gratuiti e open-source. Siamo noi quelli che ci battiamo contro la speculazione, così come lo fanno in moltissimi altri. Speculazione che esiste anche nel nostro ambiente, non sarà certo io a negarlo! Ma questo è un discorso, altro è negare.
Innanzitutto, la dislessia non è una malattia. Prima grande bugia contenuta addirittura nel titolo dell’articolo e, tanto meno, non è una malattia mentale. Questo signore cita Foucault senza conoscerlo, così perché fa molto alternativo e vuole avere l’attenzione da parte di lettori di un certo tipo, su un media di un certo tipo. Sono proprio i negazionisti a volerla far passare come una malattia mentale. Ne hanno tutto l’interesse.
Ho due figli dislessici e sono anche io dislessico e da quando i miei ragazzi ne hanno acquisito la consapevolezza, il loro rendimento scolastico è migliorato esponenzialmente, così come la loro vita sociale. Allo stesso modo conosco il percorso analogo di centinaia e centinaia di studenti DSA. Lo conosco direttamente, non per sentito dire!
Il luogo comune della prescrizione di farmaci, è un’altra menzogna. E’ invece quasi sempre vero il contrario. Scoprire di essere dislessici e di appartenere a se stessi, prenderne la consapevolezza ed esserne orgogliosi, toglie dalle mani di medici senza scrupoli bambini e ragazzi, che avendo di fronte sintomi depressivi, non fanno altro che prescrivere farmaci o terapie psicologiche inutili e dannose. Informatevi!
E’ qui che si inserisce il negazionismo di alcuni settori. Solo per questi motivi o per ignoranza politically correct.
Accanto a qualche cosa vera, nell’articolo si dicono molte cose false, come quella sulla legge 170. La legge 170, che non è la perfezione, è però un primo passo verso la tutela dei DSA. Tutela che è bene ricordarlo, si deve reggere proprio sul fatto, che gli studenti non devono sentirsi diversi: sfaticati, malati, deficienti.
La risposta scientifica e provata dei DSA, aiuta anche a liberare gli studenti da una scuola repressiva e oppressiva e fornisce a tutti gli altri la possibilità di provare una didattica più aperta, fondata sui bisogni dei ragazzi. Una didattica buona per tutti, non solo per i dislessici. Una scuola che va incontro ai singoli e non viceversa.
La 170 aiuta gli insegnanti, non ne costituisce ostacolo, così come aiuta i ragazzi. Anzi, aiuta tutti, anche i non dislessici.
POPoff vuole fare un servizio, degno del suo modo di fare informazione? Ospiti un’intervista di un qualsiasi altro esperto, di uno vero, ce ne sono tanti a disposizione. In caso contrario, mi dovrò rassegnare alla delusione.
Per ora vi lascio ad un mio articolo: http://www.acuilone.com/contraddizione_dislessica_33.html

Anselmo Cioffi

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2 commenti su “UN GENITORE RISPONDE ALLA TESI SU “DISLESSIA E PSICOFARMACI””

  • C’è da riflettere molto su questi dati,

    il fatto è che il sondaggio è stato effettuato soltanto su persone che girano su Web e particolar modo FB, queste persone conoscono bene la situazione della dislessia e DSA quindi anche se medico propone un psicofarmaci hanno la capacità e l’informazione sufficiente per rispondere di NON.

    Invece tutti quei genitori che non sono informati in nessun modo si fidano del loro medico.
    Ma il problema nasce dal fatto che quelle persone non essendo informate quindi non possono rispondere al tuo sondaggio per i stessi motivi che non sono informati.

    Purtroppo la realtà è molto più brutta di quella del tuo sondaggio,
    perché semplicemente i genitori si fidano NPI e non vanno a controllare le informazioni.

    Fabrizio

    • Spero che, però, in questo modo, cerchiamo di diffondere l’argomento in modo da raggiungere anche chi è meno informato!

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