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Una ricerca pubblicata questo mese su  Neuroscience & Biobehavioral Reviews. Il dottor Michael Ullman, direttore del Brain and Language Laboratory di Georgetown, ha verificato che i compensi messi in atto dalla memoria dichiarativa permettono alle persone autistiche di imparare una sorta di “copione” per gestire le situazioni sociali. Permette alle persone che soffrono di disturbo ossessivo-compulsivo e di sindrome di Tourette di controllare le proprie compulsioni e tic nervosi, e a trovare una qualche strategia per gestire la lettura e i problemi nel linguaggio nei dislessici.

Come spiegato su Wikipedia, la memoria dichiarativa riguarda tutte le conoscenze esplicite (esprimibili a parole) che si hanno sul mondo, variando dalla collocazione del barattolo del caffè al testo completo dell’Iliade, mentre la memoria procedurale non è verbalizzabile, e invece di essere una “memoria di qualcosa”, è una memoria che riguarda il fare qualcosa, come l’andare in bicicletta, il disegnare o il fare l’amore.

“Ci sono diversi sistemi di apprendimento e di memoria nel cervello, ma la memoria dichiarativa è la superstar. Attraverso la memoria dichiarativa si può imparare in modo esplicito (consapevolmente) così come implicitamente (non cosciente). E’estremamente flessibile, in quanto può imparare qualsiasi cosa. Quindi può agire con strategie di compensazione, e può agire al posto di sistemi non funzionanti. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, il lavoro non sarà al pari dei sistemi normalmente deputati a tale funzione, che è il motivo per cui gli individui con questi disturbi risultano avere problemi notevoli, nonostante la compensazione. Gli studi suggeriscono una migliore performance nel genere femminile nell’ uso della memoria dichiarativa. Pertanto probabilmente riescono ad compensare meglio rispetto ai maschi, al punto che la compensazione le mantiene al di fuori di una diagnosi”

La memoria dichiarativa può anche compensare disfunzioni in altri disturbi, aggiunge, tra cui il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) e disturbi che insorgono in età adulta, come l’afasia o il morbo di Parkinson. L’ipotesi potrebbe quindi avere forti implicazioni cliniche per una vasta gamma di disturbi, dice Ullman.

L’ideale sarebbe quello di progettare trattamenti che si basino sulla memoria dichiarativa per migliorare la compensazione, perchè i trattamenti che sono progettati per evitare compensazioni della memoria dichiarativa possono invece rafforzare i sistemi disfunzionali.

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2 commenti su “LA MEMORIA DICHIARATIVA AIUTA A COMPENSARE ANCHE NEI DISLESSICI”

  • non mi è molto chiaro cosa si intende qui: “L’ideale sarebbe quello di progettare trattamenti che si basino sulla memoria dichiarativa per migliorare la compensazione, perchè i trattamenti che sono progettati per evitare compensazioni della memoria dichiarativa possono invece rafforzare i sistemi disfunzionali” quali sarebbero i trattamenti che “evitano compensazioni…”?

    • Questo è ciò che riferisce lo studio, bisognerebbe capire meglio leggendo lo studio completo in lingua inglese…

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