Vi avevo parlato di Maryanne Wolf e del suo interessantissimo libro: Proust e il Calamaro. Storia e Scienza del cervelo che legge.

Un testo da assaporare, che va dal teorico al pratico. E’ da qui che prendo un esempio di quello che in inglese chiamano “blending”, quello che noi chiamiamo sintetizzazione fonemica,  quell’operazione che permette al bambino di passare a leggere dal singolo suono, alla parola in modo scorrevole. Il blending si sviluppa nel tempo con la pratica, soprattutto del leggere e del rileggere.


A questo punto la Wolf parla di una tecnica per stimolare il blendind da parte dell’educatore George O. Cureton. Cureton assegnava ad ogni bambino il suono di una lettera e li faceva mettere in fila invitandoli a ‘recitare’ il modo in cui i suoni formano le parole. Immaginate questa scena. Il primo bambino emette una /s/ prolungata e spinge il bambino seguente, che emette una /a/, anch’essa prolungata, dopo di che il secondo bambino dà una leggere spinta al terzo che pronuncia la /t/ finale, una consonante che non può essere prolungata. Il primo turno di spinte sarà messo in atto con un certo disordine, ma con l’aiuto dell’istruttore i turni successivi saranno più ordinati e fluidi. A poco a poco, s-a-t diventa sat (tradotto: sedeva).

In italiano non è possibile trovare una parola che finisca con un suono occlusivo come /t/, ma si potrebbe lavorare ugualmente sui vocaboli inglesi o su parole senza significato.

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