Ecco un’iniziativa che andrebbe diffusa nelle scuole, dalla materna all’università: Adotta una parola.

La Società Dante Alighieri ha lanciato questa campagna in collaborazione con quattro dei più importanti dizionari italiani. Adotta una parola ha lo scopo di “sensibilizzare il pubblico ad un uso corretto e consapevole della lingua, favorire una conoscenza più ampia del lessico, monitorare l’uso di alcuni termini, proteggerne altri dall’estinzione”. Anche in Spagna e Gran Bretagna esistono iniziative del genere.

Per partecipare basta andare sul sito internet, scegliere una voce e fare richiesta di adozione. È tutto gratis. Nella domanda si può raccontare la motivazione per la quale si è optato per un lemma e indicare la citazione preferita. Poi, dopo aver sottoscritto una dichiarazione simbolica nella quale ci si impegna a promuovere il più possibile la parola, arriva la conferma via e-mail: custode per un anno. Con tanto di certificato elettronico.

Se la parola, però, è già stata adottata, si può sempre diventare un sostenitore.

 Oltre ad essere una missione civile e culturale, come dice Massimo Arcangeli, linguista e curatore del progetto, Adotta una parola può diventare un ottimo modo per lavorare sulla lingua, in modo attivo, nelle scuole.  “È un servizio alla nostra lingua, un modo per proteggerla dall’impoverimento” ricorda sempre Arcangeli.

Io ho già adottato tre parole (sabbiatura, audiologia e sciapito) oltre ad essere diventata sostenitrice di una parola che trovo molto divertente e che ho utilizzato in una delle mie filastrocche: sopraffino.

Come esempio di lavoro nelle scuole materne ed elementari, si può partire proprio da brani di filastrocche o di poesie conosciute in cui appare un determinato lemme, e poi decidere di estenderlo all’uso quotidiano o creando dei nuovi costrutti. Che ve ne pare?

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