immagine presa da Etsy: sarahjanestudios
Oggi vi riporto un’altra riflessione del sacerdote Carlo Sacchetti, pubblicata sul sito della sua parrocchia

“Mi convinco sempre di più che la via dell’uomo passa attraverso la meraviglia.
Pablo Casals violoncellista, compositore e direttore d’orchestra spagnolo affermava: «Siamo capaci di insegnare nelle scuole ai nostri figli qual è la loro vera natura? Dovremmo dire a ciascuno di loro: Lo sai che cosa sei? Sei una meraviglia, sei unico, in tutto il mondo non c’è un altro bambino come te. Nei milioni di anni che sono passati non c’è mai stato un altro bambino come te. E guarda com’è meraviglioso il tuo corpo: le tue gambe, le tue braccia, le tue agili dita, i tuoi movimenti! Forse diventerai un Shakespeare, un Michelangelo, un Beethoven. Sei in grado di fare qualsiasi cosa. Sì, sei una meraviglia. E quando sarai grande, vorresti forse fare del male a un altro che, come te, è una meraviglia?»

Se gli insegnanti avessero ben chiaro questo principio, riuscirebbero a dare vita a ciò che insegnano, perché ne avrebbero chiaro il senso. Le nozioni prese in se stesse sanno di morte. Il ragazzo cosa se ne fa delle più grandi verità se non coglie che queste hanno a che fare con il sogno più vero e profondo che giace nel suo cuore. Possiamo ripetere allo sfinimento che queste cose saranno utili per la sua vita, che se rimane ignorante si esporrà a innumerevoli rischi, che questo è il suo dovere ecc… Ma, per queste vie, si avranno al massimo giovani che studiano per paura, per farsi accettare o per ambizione.
L’insegnante è bravo nel momento in cui riesce a far nascere nel ragazzo il desiderio di apprendere perché riesce a far cogliere al giovane che il suo insegnamento è in fondo un narrare il suo essere una meraviglia. Questo vale per la letteratura, per la storia, la geografia, le scienze, la matematica ecc. Come cambierebbero certi programmi scolastici se si ponesse questa priorità come primo obiettivo. 

Se il ragazzo coglie che chi gli sta parlando è pieno di questa consapevolezza e quindi è forse più giovane di lui, non può non lasciarsi attrarre da quella corrispondenza che nasce quando si intuisce una bellezza originaria e condivisa. Ashley Montagu affermava che la giovinezza nelle persone anziane è un “dono” ma anche un’opera d’arte: «Restar giovani in un’età che gli altri chiamano vecchiaia, è un’impresa compiuta, un’opera d’arte». È quest’opera d’arte che mostra una bellezza a cui un giovane difficilmente resiste.

Se il tuo insegnante è più giovane di te – non perché è immaturo o bambinone, ma perché ha imparato l’arte del vivere – quell’istintiva distanza, che genera paura o indifferenza, si sbriciola e lascia il posto alla curiosità e all’interesse. Se tuo padre è più giovane di te, intuisci che nel crescere c’è un di più che ti interessa, c’è un di più che non è totalmente altro da quello che sei, un di più che non ti fa rinnegare la parte più bella e nobile della tua età, l’idealità, ma le dà una custodia, una sapienza, una prospettiva promettente. Per poter desiderare ciò che sta davanti a noi come possibilità di crescita occorre scorgere un ponte che parte da ciò che siamo e viviamo. Se ai giovani proponiamo qualcosa di affascinante ma che non parte da ciò che vivono e sognano non li aiutiamo veramente a diventare adulti.” 

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