Vi riporto parte di un articolo trovato su Bambino Naturale della psicologa Federica Mazzoli, riguardante gli strumenti compensativi e dispensativi e l’autostima del bambino dislessico.  

…. è bene tenere in considerazione che non sempre tali strumenti sono accolti positivamente dal bambino/ragazzo; egli potrà vederli come un ulteriore segno di emarginazione e di differenziazione dal resto della classe. Sarà pertanto cura delle insegnanti, in stretta collaborazione con i genitori e con gli specialisti del settore, valutare quali possono essere le strategie migliori per agevolare l’alunno con difficoltà specifiche d’apprendimento senza incidere sulla sua autostima e sul rapporto con i compagni.

Poste le fondamenta per tutelare i nostri ragazzi a scuola è bene sapere che tutto ciò non basta. Isolato un disturbo specifico sarà necessario intervenire su due fronti da non confondere. Da una parte avremo la fase di agevolazione, appena descritta, con l’utilizzo degli strumenti compensativi e dispensativi; dall’altra (sincronica ed in parallelo) avremo una fase di trattamento in cui il soggetto andrà stimolato e potenziato attraverso training cognitivi tarati sui suoi punti di forza e di debolezza. Vedremo, in articoli successivi, che l’attività sportiva ed artistica gioca un ruolo importante nella fase di rafforzamento delle abilità attentive necessariamente implicate, come ampiamente messo in luce in lavori precedenti da Benso et. al (2005).

In sintesi, è necessario riflettere sul fatto che gli strumenti compensativi dispensativi possono alleviare la sofferenza e favorire determinate prestazioni agevolando l’accesso allo studio, ma essendo già di per sé ad indirizzo “protesico”, saranno poco utili per migliorare il livello di autostima. Pertanto sarà necessario sostenere i ragazzi, in ambito scolastico e familiare, con approcci delicati e pacati e soprattutto attraverso il potenziamento delle abilità con training cognitivi da eseguire con costanza e coerenza nell’arco del tempo.

La letteratura contemporanea è ormai quasi unanime nel sostenere che questa è un’operazione assolutamente necessaria per raggiungere l’autoefficacia e quindi l’accrescimento della motivazione e dell’autostima stessa (De Beni 2006). Si ricorda che è già terapeutico vedersi accettati, considerati e coinvolti da un entourage che spesso viene vissuto come ostile e colpevolizzante; l’ambiente scolastico e familiare dovrà entrare nella disposizione di accoglienza e comprensione delle reali capacità (spesso buone) dei nostri bambini nonostante la difficoltà specifica (non dovrà mancare la stimolazione, ma in situazione di privacy e di non esposizione emotiva del bambino).

In conclusione è bene non confondere la fase di trattamento, necessaria per potenziare il bambino e risollevare l’autostima, dalla fase di agevolazione allo studio fondamentale per garantire l’accesso alla conoscenza. Agevolare senza rafforzare è riduttivo tanto quanto dare una “pacca sulla spalla” per promuovere il senso di autoefficacia e l’autostima.

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