img-set

La poesia negli ultimi tempi ha riconquistato inaspettatamente un ampio spazio nel panorama culturale italiano. Tante sono, infatti, le iniziative volte a catturare un pubblico più eterogeneo attraverso letture pubbliche, incontri, pubblicazioni, riedizioni, distribuzioni a basso costo di testi poetici allegati a riviste e quotidiani: tutto ciò con lo scopo di togliere alla poesia quel ruolo di “Cenerentola”, destinata a un pubblico ristretto.

Recentemente è stata sollevata anche una discussione a proposito della necessità o meno di ritornare allo studio delle “poesie a memoria” nelle scuole, aprendo anche un dibattito sul rapporto oggi esistente tra i bambini e la poesia. Tale questione fu affrontata già negli anni Settanta da Gianni Rodari, che mise in luce le potenzialità ludiche e trasgressive del linguaggio poetico, aperto agli esiti liberatori della fantasia e in grado, quindi, di stimolare i bambini a inventare nuovi rapporti con il mondo e con le cose.

Ci siamo dunque soffermati su questo aspetto della questione della “poesia per bambini”, tralasciando volutamente considerazioni sulla metodologia didattica e i suoi strumenti, e chiedendoci se oggi un uso ludico e creativo del linguaggio, basato sull’imprevedibilità delle associazioni e delle immagini, possa ancora avere valenza e un significato per i bambini, fruitori di poesie, filastrocche, scioglilingua, ninnananne, all’interno dell’ambiente familiare o scolastico. La poesia, infatti, nella nostra civiltà dominata dalla sofisticata tecnologia multimediale e digitale, dove i bambini presto imparano gli strumenti per “navigare” tra testi, immagini, ipertesti, video, ecc., può ancora rappresentare un ottimo mezzo per sviluppare la creatività e la fantasia, in virtù della libertà e il gioco che la caratterizzano.

I bambini, infatti, proprio attraverso la poesia possono imparare a “navigare” con le parole, grazie ai collegamenti soggettivi che essa stimola, educandoli a dare rilievo alle parole stesse, ad ampliare il proprio linguaggio e a nutrire la propria fantasia anche con il ritmo, la rima, la piacevolezza della parola e le immagini. Il mondo della poesia, attraverso il gioco delle associazioni può allora divertire i bambini, ma anche dire loro cose che dette altrimenti sarebbero noiose o difficili da comprendere. La presa immediata che la poesia suscita sul bambino, la naturalezza con cui essi comprendono quella sorta di incantesimo, grazie al quale le cose più comuni possono divenire oggetti fantastici e i significati essere uno il contrario dell’altro, rendono la realtà una sorta di favola, ma che sembra al contempo più comprensibile.

Nella poesia gli oggetti, gli animali, le piante, la luna, le stelle si comportano e sentono talvolta come gli esseri umani: questo rappresenta un’occasione di divertimento, ma anche di riflessione e associazione. La lunghezza o la brevità di un testo poetico, il suo utilizzare un linguaggio inventato, oppure una terminologia arcaica, la molteplicità dei significati che offre ai singoli lettori, il saper parlare di gioie, di oggetti, di persone e fatti storici, di sofferenze e di speranze, di lotte e di pace, la rendono tutt’oggi uno strumento di comunicazione importante ed efficace per i bambini.
Tratto da Laura Lezza
http://www.unicef.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/2364

Se ti è piaciuto l’articolo puoi seguirmi anche sulla pagina Facebook di Le aquile sono nate per volare.

Related Posts with Thumbnails

4 commenti su “I BAMBINI E LA POESIA”

  • La poesia per bambini non differisce granché da quella per gli adulti. La Poesia deve avere comunque una valenza universale, partendo dalla sua matrice originaria: poiein=fare. C’è un nesso tra il fare e il poetare, avulso da ogni astrattezza. Come tale la Poesia ha una valenza attiva, operativa e maieutica, senza scadere nel didascalismo.
    C’è poi una poesia popolare raccolta da bocca a bocca da chi presta la propria penna per dare voce a quanti per ragione diverse non ce l’hanno.
    Ricordo qui “Il limone lunare”, una silloge di poesie virgolettate,sentite dalla viva voce di contadini, pescatori e altri da Danilo Dolci, nel 1970, il cui sottotitolo è “poema dei poveri cristi”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

I link nei commenti potrebbero essere liberi dal nofollow.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.