E’ veramente desolante sapere che un Paese di artisti, come il nostro, è agli ultimi posti nella graduatoria dell’insegnamento della musica, non solo in Europa ma anche nel resto del mondo.

Soprattutto se si pensa alle decine (o centinaia?) di studi relativi alle correlazioni tra musica e linguaggio, apprendimento, intelligenza e molto altro…

Nello studio della dottoressa Helen Neville, presentato a Firenze all‘8° Congresso Mondiale dell’International Brain Research Organization, sono stati coinvolti 141 bimbi con meno di sei anni e i loro genitori, scegliendoli in famiglie di basso livello socioeconomico.

Alcuni sono stati sottoposti per otto settimane a un training “musicale”, attraverso sedute di ascolto e suono della musica a cui partecipavano sia i piccoli che i genitori; gli altri hanno partecipato a programmi meno specifici mirati al miglioramento dell’attenzione nei bimbi o alla semplice frequenza della scuola materna. Al termine dei due mesi di test i risultati ottenuti dai bimbi che sono venuti a contatto con la musica sono stati nettamente migliori: erano più attenti, avevano un comportamento più tranquillo e competenze sociali migliori, erano meno stressati, pure i loro genitori avevano imparato a stare con i loro figli in maniera più costruttiva e positiva.

“Un importante obiettivo della ricerca sul cervello è scoprire come costruire da subito un forte e sana architettura cerebrale, dando ai bambini una solida base per la loro crescita e sviluppo” ha affermato Helen Neville.

Il consiglio della Neville è di fare una cosa semplicissima: cantare sempre ai bimbi appena è possibile, in macchina, al momento della nanna e della pappa.Se ti è piaciuto l’articolo puoi seguirmi anche sulla pagina Facebook di Le aquile sono nate per volare.

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