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«La riscoperta attenzione verso gli alunni con Bisogni Educativi Speciali – scrive Flavio Fogarolo – va vissuta realmente, e non solo a parole, come un’opportunità per le scuole»

Con queste parole del dottore Fogarolo invito tutti i docenti ad approfondire cosa c’è dietro al dibattito sui BES leggendo il suo articolo dal titolo I BES non si certificano, pubblicato su Superando.it di cui riporto uno stralcio iniziale:

Le recenti disposizioni ministeriali sugli alunni con Bisogni Educativi Speciali (BES) hanno suscitato, come è noto, un vivace dibattito dentro e fuori la scuola, con molti pronunciamenti pienamente favorevoli e altri critici o preoccupati.

Si evidenzia da molte parti soprattutto il rischio di medicalizzare dei semplici problemi educativi e di etichettare in questo modo delle normali differenze individuali.
Il rischio è reale, ma non deriva, a parer mio, dalla Direttiva o dalla Circolare Ministeriale e di sicuro non è stato il Ministero a “inventare i BES”.
È infatti già da molti anni – prima con la disabilità e poi con i DSA (Disturbi Specifici di Apprendimento) – che domina nelle scuole, unico e praticamente incontrastato, un modello di tipo clinico: i bisogni vanno “certificati”, ossia riconosciuti formalmente da un’autorità sanitaria esterna alla scuola, e solo in seguito a questa procedura gli insegnanti si attivano personalizzando gli interventi.
Passare da un’impostazione di questo tipo a una pedagogico-didattica, come richiesto e previsto per i BES, non è per nulla banale e non possiamo stupirci se questa innovazione sia fonte di difficoltà, non tanto di resistenze, nelle scuole.

Continuate la lettura qui: http://www.superando.it/2013/10/23/i-bes-non-si-certificano/

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