autorMolte persone, genitori e insegnanti, non hanno ancora capito bene cosa siano davvero gli Strumenti Compensativi. Per cercare di fare luce sull’argomento, “rubo”, a tal proposito, queste parole del mitico Giacomo Cutrera, giovane dislessico laureato in ingegneria informatica: Giacomo fa parte del gruppo Giovani Dislessici dell’AID e porta la sua testimonianza da anni nelle scuole di tutto il paese. Ha scritto anche un libro, Demone Bianco, quando era giovanissimo, frutto della sua esperienza maturata durante la scuola dell’obbligo, in merito alla dislessia.

Tratto dal blog di Giacomo Cutrera (grazie Giacomo!):

Il massimo esperto italiano nel campo degli strumenti compensativi è sicuramente Luca Grandi e mi permetto di definirli rubando la sua definizione di strumento compensativo.
“Lo strumento compensativo è una cosa che ti permette di sfruttare al meglio le tue potenzialità”
Ad una sua conferenza l’ho visto chiedere a tutti i presenti quali sono gli strumenti compensativi che usiamo tutti i giorni l’ho visto scavare a fondo fino a far comprendere che anche la matita e il foglio sono strumenti compensativi.
La matita e il foglio permettono di scrivere degli appunti il che compensa il fatto che tutti noi umanamente abbiamo una memoria limitata.
L’automobile è uno strumento compensativo che compensa il fatto che noi non corriamo a 100 km orari.
Con gli strumenti compensativi si può dunque ricordare di più, correre più veloce e volare (con l’aereo).
Ragionando su ciò ho capito perché mi piace Batman, perché è l’esempio pratico di quello che si può fare usando bene gli strumenti compensativi.

Ragionando capiamo però che nessuno quando parla di strumenti compensativi parla della macchina.
C’è una sorta di razzismo degli strumenti e si considerano strumenti compensativi solo quelli che la maggioranza della popolazione non usa , se lo usano tutti allora non gli si da più un nome.
L’esempio più lampante è il computer.
Alle superiori se avevo il computer sul banco per prendere appunti era uno strumento compensativo, all’università di ingegneria informatica tutti avevano il portatile sul banco.

La cosa più importante è capire qual è il concetto che sta dietro e il concetto non riguarda lo strumento, ma l’uso dello strumento nella didattica perché, fidatevi, se si cambia la tecnologia ma non la metodologia allora non cambia nulla.

 

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