“È importante ascoltare direttamente la loro voce (dei dislessici), andando oltre il rischio di “pontificare” sulla natura della dislessia con poca comprensione e, talvolta, anche con poca empatia . È tempo che la gente dislessica parli per se stessa”.

Questa frase di Cooper, educatore dislessico e padre di quattro figli dislessici, è inserita nell’Introduzione del mio libro La dislessia. Dalla scuola al lavoro nel terzo millennio.

Cooper è colui che, negli ultimi quindici anni, ha sviluppato il modello sociale della disabilità in relazione alla dislessia e alla neurodiversità. L’approccio sociale ribalta l’assunto dell’approccio medico, secondo cui la disabilità è una patologia che ha bisogno di un’azione tesa, se possibile, a restaurare la condizione di salute, di normalità, quanto riconoscere che i limiti o disturbi sono spesso i prodotti della società, nel momento in cui la società odierna impone la lettura come unico (o quasi) strumento di apprendimento.

In quest’ottica è da diversi anni che in America si ragiona sul self-advocacy, in italiano “autodifesa” o meglio autopromozione, concetto che viene invece utilizzato in Italia dalle famiglie di disabili ed, ultimamente, anche dagli autistici.

Soprattutto nel caso dei dislessici, il self-advocacy vuole andare oltre i pregiudizi e gli stereotipi, e far sì che i dislessici, dai bambini agli adulti, apprendano ad autodifendersi e autorappresentarsi.

L’autodifesa include la capacità di conoscere i propri punti di forza e di debolezza, di promuovere le proprie capacità, assumere il controllo del proprio ambiente e richiedere assistenza quando necessario.

Nel caso dei bambini è un’abilità importante da sviluppare, anche se può essere difficile sapere cosa dire. L’auto-difesa fornisce agli studenti le competenze necessarie per parlare delle loro esigenze a scuola o in altri ambienti di apprendimento. Quando questo succede, essi 

  • sono più coinvolti
  • hanno maggiore fiducia e consapevolezza di sé stessi
  • hanno maggiori possibilità di successo.

Come genitore, se vuoi aiutare tuo figlio, è necessario comprendere secondo qual’è lo stile di apprendimento di tuo figlio. Incoraggialo a pensare a come preferisce imparare, ad esempio la matematica,la storia e altro. 

Che tu sia un adulto dislessico o che voglia aiutare tuo figlio, questi sono i 5 punti da tenere presente per autodifendersi.

1. Conosci il modo in cui pensi
La metacognizione o la comprensione di come funziona il tuo apprendimento è il primo passo per ottenere il supporto di cui hai bisogno perché ti consente di capire strumenti e strategie specifici che possono aiutarti nel tuo stile di apprendimento. Questo perché una strategia di apprendimento o una misura compensativa che funziona per uno potrebbe non funzionare per tutti. In questo modo anche il tuo insegnante potrà aiutarti con più efficacia.

  2. Conosci la legge
Se vuoi difendere efficacemente te stesso, devi conoscere la legge 170/2010 relativa alla dislessia.

  3. Va bene preoccuparsene
Per alcuni parlare delle proprie difficoltà di apprendimento smuove l’emotività. Non lasciare che la paura di mostrare le emozioni impedisca la tua autodifesa. 

4. Trova una community
Quando troverai una comunità di studenti con difficoltà di apprendimento in grado di comprendere e confermare la tua storia di DSA diventerai molto più fiducioso nella tua auto-difesa perché ti sentirai sostenuto.

5. Sii fiducioso
Il bisogno di aiuto non è qualcosa di cui vergognarsi e chiedere aiuto non significa andare oltre i tuoi limiti. È importante essere in grado di esprimere con fiducia queste cose a insegnanti, capi e altri che potrebbero trarre vantaggio dalla conoscenzaSe ti è piaciuto l’articolo puoi seguirmi anche sulla pagina Facebook di Le aquile sono nate per volare.

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