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Vorrei dare un mio contributo alla discussione sull’argomento dei bambini anticipatari all’ingresso nella scuola primaria, visto che quotidianamente sono a contatto con i bambini e le loro famiglie alle quali devo poter dare un consiglio da professionista.

Ritengo che non si possa generalizzare perchè ci sono diversi punti da tener conto prima che un genitore prenda questa decisione.

Partiamo da alcune considerazione:

  1. il sesso del bambino. E’ geneticamente accertato (vedi questo studio americano) che le femmine parlano prima e meglio. In uno studio norvegese, più recente, non solo si conferma il gap linguistico con i maschi, ma emerge che le bambine imparano a leggere più velocemente e vanno meglio a scuola (studio dell’Università di Stavanger). Visto che questa disparità permane anche alle Scuole Superiori, i norvegesi sono così avanti che si chiedono quali attività siano realmente interessanti per i maschietti, e come intervenire.
  2. la frequenza alla scuola dell’infanzia. E’ importante che il bambino abbia frequentato in modo assiduo la scuola dell’infanzia, soprattutto nell’ultimo anno, quando, si spera che gli insegnanti abbiano lavorato sulle importantissime abilità metafonologiche, oltre che sugli altri prerequisiti della letto-scrittura.
  3. l’autonomia nel compiere e portare a termine attività quali disegnare, colorare, tagliare e qualsiasi altro compito.
  4. mantenere l’attenzione eseguendo sequenze di ordini. Significa saper mettere insieme delle azioni legate al prima e dopo, alla temporalità.
  5. la capacità di ascolto e di attenzione. Queste abilità sono molto trascurate. Mi è capitato spesso di sentire voci del tipo: tanto poi si abituerà a scuola. Ok, ci sono delle cose “educabili”, ma il bambino deve già essere stato allenato e deve aver sviluppato queste capacità attraverso attività ludiche, perchè nel momento che si dovrà dare la precedenza all’apprendimento della lettura e della scrittura, potrebbero cominciare i problemi.
  6. la sua reale età cronologica. Ci sono bambini che sono nati a gennaio o febbraio che si avvicinano all’età di sei anni e che, tenendo conto di quanto detto fin qui, potrebbero essere pronti e desiderare di cominciare la scuola primaria.
  7. la presenza di un disturbo di linguaggio ancora attivo. La lettura e la scrittura non sono altro che l’altra faccia delle abilità linguistiche. Un bambino che ancora non ha risolto un disturbo di linguaggio, anche solo un disturbo di pronuncia, avrà maggiori difficoltà nell’apprendimento della letto-scrittura. n Italia, Alcuni importanti studi (Rescorla, 1998; Gagliano e coll., 2007; Stella, Franceschi, Savelli, 2008) hanno confermato e sottolineato l’associazione esistente tra i diversi disturbi dello sviluppo, rilevando percentuali significative di correlazione (15-20%) tra difficoltà di lettura e disabilità del linguaggio.

Questi sono i punti principali da cui io non prescinderei. Capite bene che, a ben guardare, sono pochi i casi in cui i bambini sono realmente pronti a fare questo passo con un anno di anticipo!

Se poi vogliamo dirla con il Premio Nobel per la medicina, Renato Dulbecco, che nel libro “Montessori e il vostro bambino” si è dichiarato sfavorevole all’anticipo scolastico, allora dobbiamo tener conto che:

Per favorire lo sviluppo della personalità del bambino occorre permettergli libertà di azione, rispettare la sua autonomia mentale, riconoscere che impara usando tutti i sensi, ascoltando, vedendo, toccando, e che apprende e si forma facendo e lavorando.

“Lasciamo che i bambini restino bambini, senza accelerare la vita, senza forzarla”, come scrive anche Rosaria Gasparro su Comune-info.

E voi, cosa ne pensate?

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