In questa realtà di scuola in DAD gli studenti “vulnerabili” sono quello che possono averne subìto maggiormente. È di questi giorni la notizia di un adolescente che si è suicidato in seguito ad un brutto voto, sebbene pare che non ci fossero stati precedenti segnali di difficoltà scolastiche.

Questa vicenda mi dà spunto per parlare di quanto si trascurino gli adolescenti e le loro problematiche. Se poi si associano delle difficoltà non riconosciute, come una dislessia compensata e non diagnosticata, le cose vanno peggio.

Un bambino dislessico può spesso “compensare” meglio nei compiti a casa (dove ha la possibilità di avere tutto il tempo a sua disposizione e, quindi, fare uno sforzo extra), manifestando le sue difficoltà nei momenti di maggiore stress, durante le interrogazioni in classe, per esempio.

Ecco perché questi ragazzi sono a maggior rischio di ansia e depressione, che sfoci in comportamenti asociali, per esempio. I bambini con dislessia sono ad alto rischio di ansia e depressione. L’umiliazione dovuta all’insuccesso e il terrore costante di essere “scoperti”, li fa vivere in uno stato di ansia costante. 

Nel mio ultimo libro La dislessia. Dalla scuola al lavoro nel III Millennio, al capitolo 8, ho raccontato che negli USA si è stabilito che l’89% degli adolescenti che si sono suicidati e hanno lasciato una nota (basandosi sui loro errori di ortografia e scrittura) potrebbero essere stati identificati con un disturbo di apprendimento.

Ecco perché la diagnosi effettuata nei tempi giusti (primi anni della scuola primaria) dà l’opportunità al bambino di essere compreso ed aiutato, lavorando e affrontando le proprie caratteristiche, ed aiuta la scuola nel prevedere il percorso di apprendimento più appropriato.

La diagnosi può fornire una forma di identità, determinata dalla sua costruzione sociale: è un fenomeno complesso che può avere significati simili e opposti per le persone. L’etichetta di “dislessico” può, quindi, essere un tipo di rassicurazione e uno scudo.

Il rischio reale è che, qualora la diagnosi non venga effettuata, l’adolescente continui a vivere in uno stato di perenne stress, in quanto le sue difficoltà non permetteranno il processo di creazione di identità e la conseguente autostima. La relazione con i pari rischia di essere drammaticamente condizionata e l’abbandono scolastico è dietro l’angolo, oltre al rischio di condotte devianti.

Un difficile vissuto scolastico porterà ad un più facile abbandono scolastico.

Trattare il calo dell’abbandono scolastico come una priorità contribuirebbe a scongiurare il rischio povertà ed emarginazione, che in Italia è concreto per oltre il 28% della popolazione.

C’è da tenere conto che una dislessia compensata, in età adolescenziale, si manifesta in modo meno evidente che nei bambini, passando spesso inosservata ad un occhio poco attento. E di certo la DAD non può essere il modo migliore per individuare le difficoltà del giovane studente che, apparentemente, può sembrare “solo” smemorato e disorganizzato (nel libro trovi la lista completa di come può manifestarsi un DSA nell’adolescente). 

L’augurio è che docenti ed alunni ritornino presto sui banchi di scuola!

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